Inserito da Gianluca Valpondi il Sab, 11/07/2009 - 04:09.
Quei muri appesi ai Crocefissi…
Posted: 05 Nov 2009 01:46 PM PST
Gesù è stato giudicato – duemila anni fa – dalle varie magistrature del suo tempo. E sappiamo cosa decise la “giustizia” di allora.
Oggi la Corte europea di Strasburgo ha emesso una sentenza secondo cui lasciare esposta nelle scuole la raffigurazione di quell’Innocente massacrato dalla “giustizia umana” viola la libertà religiosa.
E’ stato notato che semmai il crocifisso ricorda a tutti che cosa è la giustizia umana e cosa è il potere ed è quindi un grande simbolo di laicità (sì, proprio laicità) e di libertà (viene da chiedersi se gli antichi giudici di Gesù sarebbero contenti o scontenti che una sentenza di oggi cancelli l’immagine di quel loro “errore giudiziario” o meglio di quella loro orrenda ingiustizia).
Ma discutiamo pacatamente le ragioni della sentenza di oggi: il crocifisso nelle aule, dicono i giudici, costituisce “una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla “libertà di religione degli alunni”.
Per quanto riguarda la prima ragione obietto che quel diritto dei genitori è piuttosto leso da legislazioni stataliste che non riconoscono la libertà di educazione e che magari usano la scuola pubblica per indottrinamenti ideologici.
La seconda ragione è ancor più assurda. Il crocifisso sul muro non impone niente a nessuno, ma è il simbolo della nostra storia. Una sentenza simile va bocciata anzitutto per mancanza di senso storico, cioè di consapevolezza culturale, questione dirimente visto che si parla di scuole. Pare ignara di cosa sia la storia e la cultura del nostro popolo.
Per coerenza i giudici dovrebbero far cancellare anche le feste scolastiche di Natale (due settimane) e di Pasqua (una settimana), perché violerebbero la libertà religiosa.
Stando a questa sentenza, l’esistenza stessa della nostra tradizione bimillenaria e la fede del nostro popolo (che al 90 per cento sceglie volontariamente l’ora di religione cattolica) sono di per sé un “attentato” alla libertà altrui.
I giudici di Strasburgo dovrebbero esigere la cancellazione dai programmi scolastici di gran parte della storia dell’arte e dell’architettura, di fondamenti della letteratura come Dante (su cui peraltro si basa la lingua italiana: cancellata anche questa?) o Manzoni, di gran parte del programma di storia, di interi repertori di musica classica e di tanta parte del programma di filosofia.
Infatti tutta la nostra cultura è così intrisa di cristianesimo che doverla studiare a scuola dovrebbe essere considerato – stando a quei giudici – un attentato alla libertà religiosa. In lingua ebraica le lettere della parola “italia” significano “isola della rugiada divina”: vogliamo cancellare anche il nome della nostra patria per non offendere gli atei? E l’Inno nazionale che richiama a Dio?
Perfino lo stradario delle nostre città (Piazza del Duomo, via San Giacomo, piazza San Francesco) va stravolto? Addirittura l’aspetto (che tanto amiamo) delle vigne e delle colline umbre e toscane – come spiegava Franco Rodano – è dovuto alla storia cristiana e ad un certo senso cattolico del lavoro della terra: vogliamo cancellare anche quelle?
Ma non solo. Come suggerisce Alfredo Mantovano, “se un crocifisso in un’aula di scuola è causa di turbamento e di discriminazione, ancora di più il Duomo che ‘incombe’ su Milano o la Santa Casa di Loreto, che tutti vedono dall’autostrada Bologna-Taranto: la Corte europea dei diritti dell’uomo disporrà l’abbattimento di entrambi?”
Signori giudici, si deve disporre un vasto piano di demolizioni, di cui peraltro dovrebbero far parte pure gli ospedali e le università (a cominciare da quella di Oxford) perlopiù nati proprio dal seno della Chiesa?
Infine (spazzata via la Magna Charta, san Tommaso e la grande Scuola di Salamanca) si dovrebbero demolire pure la democrazia e gli stessi diritti dell’uomo (a cominciare dalla Corte di Strasburgo) letteralmente partoriti e legittimati (con il diritto internazionale) dal pensiero teologico cattolico e dalla storia cristiana?
La stessa Costituzione italiana – fondata sulle nozioni di “persona umana” e di “corpi intermedi” (le comunità che stanno fra individui e Stato) – è intrisa di pensiero cattolico. Cancelliamo anche quella come un attentato alla libertà di chi non è cattolico?
E l’Europa? L’esistenza stessa dell’Europa si deve alla storia cristiana, se non altro perché senza il Papa e i re cristiani prima sui Pirenei, poi a Lepanto e a Vienna, l’Europa sarebbe stata spazzata via diventando un califfato islamico.
Direte che esagero a legare al crocifisso tutto questo. Ma c’è una controprova storica. Infatti sono stati i due mostri del Novecento – nazismo e comunismo – a tentare anzitutto di spazzare via i crocifissi dalle aule scolastiche e dalla storia europea.
Odiavano l’innocente Figlio di Dio massacrato sulla croce, furono sanguinari persecutori della Chiesa e del popolo ebraico (i due popoli di Gesù) che martirizzarono in ogni modo e furono nemici assoluti (e devastatori) della democrazia e dei diritti dell’uomo (oltreché della cultura cristiana dell’Europa e della civiltà).
Il nazismo appena salito al potere scatenò la cosiddetta “guerra dei crocefissi” con la quale tentò di far togliere dalle mura delle scuole germaniche l’immagine di Gesù crocifisso.
Non sopportavano quell’ebreo, il figlio di Maria, e volevano soppiantare la croce del Figlio di Dio, con quella uncinata, il simbolo esoterico dei loro dèi del sangue e della forza. Lo stesso fece il comunismo che tentò di sradicare Cristo dalla storia stessa.
Se le moderne istituzioni democratiche europee si fondano sulla sconfitta dei totalitarismi del Novecento, non spetterebbe anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo considerare che la tragedia del Novecento è stata provocata da ideologie che odiavano il crocifisso (e tentarono di sradicarlo) e che i loro milioni di vittime si ritrovano significate proprio dal Crocifisso?
Non a caso è stata una scrittrice ebrea, Natalia Ginzburg, a prendere le difese del crocifisso quando – negli anni Ottanta – vi fu un altro tentativo di cancellarlo dalle aule: “Non togliete quel crocifisso” fu il titolo del suo articolo.
Scriveva:
“il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? (…) Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano”.
La Ginzburg proseguiva:
“Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo… prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini… A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola”.
Con tutto il rispetto auspichiamo che pure i giudici lo apprendano. “Il crocifisso fa parte della storia del mondo”, scrive la Ginzburg.
Infine il crocifisso è il più grande esorcismo contro il Male. Infatti non è il crocifisso ad aver bisogno di stare sui nostri muri, ma il contrario. Come dice un verso di una canzone di Gianna Nannini: “Questi muri appesi ai crocifissi…”. Letteralmente crolla tutto senza di lui, tutti noi siamo in pericolo.
Antonio Socci
Da Libero, 4 novembre 2009
Cari amici,
gli avvenimenti di questi giorni ci riconducono al centro del messaggio cristiano di salvezza. Per quanto negativi, possono darci uno scossone salutare.
Innanzi tutto dobbiamo mettere la croce al centro della nostra vita, perchè è da essa che viene la salvezza del mondo. Dobbiamo adorarla, amarla, abbracciarla. Senza accogliere la croce non possiamo salvarci.
L'impero delle tenebre odia la croce, perchè da essa è stato sconfitto. Non dobbiamo meravigliarci se esistono i nemici della croce che, con falsi pretesti, vogliono espellerla dal mondo. Essi però non possono nulla se noi la teniamo ben stretta alla nostra vita.
Combattiamo la buona battaglia in difesa della croce. Dobbiamo non solo viverla, ma anche renderla visibile, perchè gli uomini, compresi quelli che la combattono, ne hanno bisogno per non perdersi.
Mettiamo la croce nelle nostre case, nelle nostre stanze e su di noi, come segno di fede, di gratitudine e di salvezza. Mettiamola ovunque possibile, perché la croce è il più grande esorcismo di cui il mondo ha bisogno.
Ripetiamo durante questa settimana questa bella invocazione: "Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo, perchè con la tua santa croce hai redento il mondo".
Vostro Padre Livio (direttore di Radio Maria)
martedì 10 novembre 2009
giovedì 9 luglio 2009
In questi mesi, mi si perdoni il rilievo, personalmente ho avuto l’impressione di una certa confusione e non chiarezza di intenti ed obiettivi, di difficoltà a prospettare ed armonizzare un progetto politico più unitario e realistico, credibile e sostenibile in una città come Alessandria, potenzialmente capace di offrire nuove opportunità di lavoro, di sviluppo e di sostegno sociale e quindi non semplice da governare. Gli elettori con il libero voto hanno deciso a chi affidare i prossimi anni di governo della città. Vincitori e vinti dovrebbero comprendere che la politica è un’arte finalizzata a dare stabilità e sicurezza ad un popolo e migliorarne le condizioni di vita,oltre le posizioni e gli interessi di parte. La vittoria dà il diritto di governare, mentre la sconfitta deve spingere verso una responsabile opposizione. Per i vincitori e gli sconfitti, l’esperienza dovrebbe insegnare qualcosa in rapporto al futuro. La politica, non lo dimentichiamo mai, è un servizio per il bene di un contesto umano. Ecco che allora emerge l’esigenza che la politica, specie quella locale, deve affrontare una problematica quanto mai necessaria. Il vero problema che sorge nella odierna società e che ogni giorno apprendo stando a contatto con la gente, è la mancanza di una politica che sia ”TRASPARENTE”; perché il nostro agire possa tornare ad essere credibile e sostenibile è necessario che il nostro operare politico e non solo il nostro pensiero politico, sia il più possibile “leggibile”e chiaro alla coscienza e alla critica politico-sociale della gente. Pertanto auspico ad”un palazzo rosso” che non sia solo un palazzo di potere, ma anche un palazzo di “vetro”, un palazzo trasparente, un palazzo in cui ogni cittadino possa “specchiarsi” e vedere le proprie esigenze, le proprie problematiche ed aspirazioni concretamente realizzarsi e risolversi. Ecco che la nostra politica deve tornare a COMUNICARE. La comunicazione politico-sociale è la trasmissione di contenuti di coscienza(idee,stati d’animo,notizie, progetti politici ecc..) dall”EMITTENTE” (colui che trasmette), al “RICEVENTE” (colui che riceve). IL ricevente,nella specie il cittadino, in genere non rimane passivo: in lui può esserci adesione o dissenso, ma comunque REAZIONE. La comunicazione politico-sociale permette il sorgere di una relazione interpersonale, per cui si mette in comune ciò che era esclusivo di un individuo. IL messaggio che viene trasmesso, viene interpretato dal cittadino ricevente in base alla sua mentalità, esperienza di vita, cultura, formazione, età, classe sociale di appartenenza. Fa parte della istanza morale la competenza, ossia la preparazione idonea da parte degli operatori di trasmissione, nella specie noi politici, per poter presentare degnamente ed onestamente i contenuti di coscienza e le proposte politiche, oggetto di comunicazione. La comunicazione politico-sociale deve avere il requisito della sincerità, ossia dovrà riflettere il genuino contenuto della ”coscienza” e pertanto sarà e deve essere onesta, TRASPARENTE, invitante al bene del cittadino. Quanta responsabilità signor sindaco! Sono convinto che i politici non si inventano, ma devono crescere e maturare nel tempo e sul campo nella convinzione profonda di un servizio da rendere alla collettività. Detto da una sorta di “matricola”politica ,suona come un auspicio oltre che come un insegnamento. I latini dicevano “Bis dat qui cito dat,duplex fit bonitas, simul accesit celeritas” ossia: dà due volte chi dà presto, viene duplicata la bontà del beneficio, se vi si aggiunge la sollecitudine”: pertanto chiedo formalmente, in questa sede, di cambiare il nome al”palazzo rosso”e che d’ora in poi sia chiamato “PALAZZO DI VETRO” auspicando che questo avvenga non soltanto nel nome , ma anche nei fatti nella continua promozione di attività rivolte a tale scopo per rendere il più possibile trasparente agli occhi dei cittadini ogni nostro operato politico. Appellandomi a lei Signor Sindaco,certo della sua attenzione, concludo augurandomi che nei mesi avvenire quello che i latini dicevano ”Concordia parve res crescunt ,discordia maximae dilabuntur” ossia: con la concordia le piccole cose crescono,con la discordia anche le più grandi vanno in rovina….valga anche per noi. Grazie. Davide Nocito
Unione di Centro
manifesto per una nuova Italia
“A tutti gli uomini liberi e forti,
che in questa grave ora
sentono alto il dovere
di cooperare ai fini supremi della Patria,
senza pregiudizi né preconcetti,
facciamo appello perché,
uniti insieme,
propugnino nella loro interezza
gli ideali di giustizia e di libertà”
Luigi Sturzo
L’Italia ha bisogno di una profonda rigenerazione politica e morale. È giunto di nuovo il tempo di fare appello alle sue migliori energie, allo slancio delle donne e degli uomini liberi, alla responsabilità delle donne e degli uomini forti, per determinare una grande svolta nel futuro della nazione.
Novanta anni dopo l’atto di coraggio di Luigi Sturzo, un nuovo coraggioso impegno è richiesto a chi crede nel valori della giustizia e della libertà.
Perciò nasce l’Unione di Centro. Per proporre una nuova casa politica a tutti i popolari, i liberali, i moderati e i riformisti italiani che avvertono con preoccupazione il vuoto etico e politico sul quale si basa l’attuale sistema dei partiti. La cosiddetta Seconda Repubblica è fallita. Non ha saputo ricostruire il corpo e l’anima della nostra democrazia. Non ha creato le basi di un nuovo patto istituzionale tra gli italiani.
Quando, negli anni Novanta, crollò il vecchio sistema, quattro erano le grandi questioni che giustificavano la transizione verso un nuovo tempo della Repubblica:
1) La questione istituzionale, già posta alla fine degli anni Settanta, affrontata lungo il corso degli Ottanta e infine riproposta dall’illusione referendaria.
2) La questione giudiziaria, parte essenziale della questione istituzionale, esplosa drammaticamente in un inedito, radicale e pericoloso conflitto con la politica di settori della magistratura, dei media e dell’opinione pubblica.
3) La questione dell’unità nazionale e del sistema delle autonomie, nell’incombente rischio di una nuova frattura storico-sociale tra Nord e Sud.
4) La questione della modernizzazione economica, sentita come ineludibile, in tutti i campi della vita pubblica, per ricollocare l’Italia in sintonia con le esperienze più avanzate dell’Occidente.
Ebbene, tutte queste questioni sono ancora davanti a noi, irrisolte; anzi, incancrenite dal tempo perduto. Abbiamo ormai alle spalle quasi un ventennio sprecato. Le pochissime realtà riformate (Regioni, Comuni, legge elettorale) lo sono state seguendo suggestioni del momento o logiche di convenienza, fuori
da un omogeneo progetto nazionale. E così si continua ancora oggi, tentando di piegare leggi elettorali e nodi istituzionali agli interessi di parte. Bisognerebbe trovare le sedi e gli strumenti per soluzioni largamente condivise. Il panorama è stato invece dominato da una sorta di guerra civile ideologica.
Il risultato è che la cosiddetta Seconda Repubblica ha finito per mettere in archivio i concetti di “interesse generale” e di “bene comune” che sono invece il fondamento di ogni democrazia. Ha offuscato la partecipazione popolare alla vita pubblica trasformando il consenso in audience, le strategie politiche in surrogato quotidiano dei sondaggi, i partiti in clan elettorali dei leader e, infine, ciò che è più grave, il Parlamento in una sorta di “ente inutile”, pura cassa di risonanza dell’Esecutivo. Non è questa la modernità politica che gli italiani pretendevano. Fingendo di costruire una “democrazia degli elettori” si è, in realtà, dato vita ad una soffocante “democrazia delle oligarchie”. Questo è il vero volto dell’Italia nel primo decennio del XXI secolo.
Per questo nasce l’Unione di Centro. Per aprire un nuovo tempo della Repubblica. Per ricostruire i valori fondativi della democrazia italiana: l’interesse nazionale e il bene comune come esclusiva finalità dell’agire politico. La competenza, lo spirito di servizio, il senso dello Stato come modello di selezione
della classe dirigente. Il ruolo dei “corpi intermedi” nella gestione della cosa pubblica. La partecipazione popolare come motore della vita associata. Il dovere di “guidare” eticamente e politicamente il Paese, al di là delle effimere rilevazioni statistiche del consenso. La democrazia nei partiti e nei sistemi elettorali come unica garanzia di libertà per tutti gli eletti e per tutti i cittadini. La centralità del parlamento come sede legittima della formazione dell’interesse pubblico. Fuori da questa “cornice di valori” nessuna democrazia può avere futuro.
L’Unione di Centro, partita dall’incontro tra l’esperienza storica dell’Udc con nuove realtà di movimento come la Rosa per l’Italia, i circoli liberal e i Popolari democratici, forte dei due milioni di consensi che, nelle elezioni del 2008, le hanno permesso di resistere all’illusione del “voto utile”, nasce per proporre ai cittadini italiani di tutti gli schieramenti che vivono il disagio del finto bipartitismo, al mondo del volontariato e dell’associazionismo laico e cattolico, un grande progetto politico: l’orizzonte di un nuovo partito popolare e liberale di governo.
L’unità politica dei cattolici è formula che appartiene ad altra e superata stagione storica. Ciò però non vuol dire che tutti coloro che si riconoscono nell’ispirazione cristiana debbano necessariamente accettare la “diaspora” come condanna inappellabile della storia dei cattolici italiani, come se dovesse essere obbligatorio vivere in “partibus infidelium”, e non possano invece ritrovarsi in una stessa casa politica, se la cornice identitaria e programmatica corrisponde ai loro valori.
Ma non è certo questo il tempo di “rifare la Dc”. Il passato è il nostro tesoro di esperienza e di saggezza. Ma il presente e il futuro ci chiedono di aprire un diverso tempo politico. Il tempo di un nuovo soggetto nel quale i popolari, i liberali, i riformisti, i moderati di tutte le aree politiche riscoprano insieme la via maestra del Centro come luogo sempre essenziale per il governo.
C’è un popolo cristiano che guarda alla politica con diffidenza, ma che sa che solo attraverso la politica può ottenere risposta alle sue esigenze. C’è un popolo laico che non si riconosce più nelle posizioni laiciste e che sente giunta l’ora di intraprendere nuovi sentieri.
È giunto dunque il momento di aprire una nuova storia politica. Non un “terzo polo” di risulta tra due immutabili giganti bipolari, ma un’offerta politica, di governo, di partecipazione democratica del tutto nuova, che nasca dalla “rottura” del finto bipartitismo, pericolante esito del fallimento della cosiddetta Seconda Repubblica. Un centrosinistra che metta insieme tutto, dall’estrema sinistra al centro, così come un centrodestra costruito con analoga disomogeneità non sono stati e non saranno mai in grado di governare, nella stabilità, l’innovazione.
L’Italia di oggi è malata di immobilismo, mentre tutt’intorno il mondo cambia e prepara, a cominciare dagli Stati Uniti, l’avvento di una nuova era. Noi siamo fermi. La grave crisi economica internazionale mette in discussione la tenuta del nostro patto sociale e denuncia come ormai intollerabili le arretratezze del nostro sistema istituzionale ed economico. Il deficit di valori che colpisce soprattutto le
giovani generazioni sta facendo nascere un vero e proprio allarme sulla tenuta etica della nostra società.
Non c’è più tempo da perdere. Non c’è più tempo per pigrizie, per paure, per coltivare piccole rendite di posizione. È tempo di rimettersi in cammino. Con il coraggio dei liberi e dei forti.
Roma, 20 febbraio 2009
manifesto per una nuova Italia
“A tutti gli uomini liberi e forti,
che in questa grave ora
sentono alto il dovere
di cooperare ai fini supremi della Patria,
senza pregiudizi né preconcetti,
facciamo appello perché,
uniti insieme,
propugnino nella loro interezza
gli ideali di giustizia e di libertà”
Luigi Sturzo
L’Italia ha bisogno di una profonda rigenerazione politica e morale. È giunto di nuovo il tempo di fare appello alle sue migliori energie, allo slancio delle donne e degli uomini liberi, alla responsabilità delle donne e degli uomini forti, per determinare una grande svolta nel futuro della nazione.
Novanta anni dopo l’atto di coraggio di Luigi Sturzo, un nuovo coraggioso impegno è richiesto a chi crede nel valori della giustizia e della libertà.
Perciò nasce l’Unione di Centro. Per proporre una nuova casa politica a tutti i popolari, i liberali, i moderati e i riformisti italiani che avvertono con preoccupazione il vuoto etico e politico sul quale si basa l’attuale sistema dei partiti. La cosiddetta Seconda Repubblica è fallita. Non ha saputo ricostruire il corpo e l’anima della nostra democrazia. Non ha creato le basi di un nuovo patto istituzionale tra gli italiani.
Quando, negli anni Novanta, crollò il vecchio sistema, quattro erano le grandi questioni che giustificavano la transizione verso un nuovo tempo della Repubblica:
1) La questione istituzionale, già posta alla fine degli anni Settanta, affrontata lungo il corso degli Ottanta e infine riproposta dall’illusione referendaria.
2) La questione giudiziaria, parte essenziale della questione istituzionale, esplosa drammaticamente in un inedito, radicale e pericoloso conflitto con la politica di settori della magistratura, dei media e dell’opinione pubblica.
3) La questione dell’unità nazionale e del sistema delle autonomie, nell’incombente rischio di una nuova frattura storico-sociale tra Nord e Sud.
4) La questione della modernizzazione economica, sentita come ineludibile, in tutti i campi della vita pubblica, per ricollocare l’Italia in sintonia con le esperienze più avanzate dell’Occidente.
Ebbene, tutte queste questioni sono ancora davanti a noi, irrisolte; anzi, incancrenite dal tempo perduto. Abbiamo ormai alle spalle quasi un ventennio sprecato. Le pochissime realtà riformate (Regioni, Comuni, legge elettorale) lo sono state seguendo suggestioni del momento o logiche di convenienza, fuori
da un omogeneo progetto nazionale. E così si continua ancora oggi, tentando di piegare leggi elettorali e nodi istituzionali agli interessi di parte. Bisognerebbe trovare le sedi e gli strumenti per soluzioni largamente condivise. Il panorama è stato invece dominato da una sorta di guerra civile ideologica.
Il risultato è che la cosiddetta Seconda Repubblica ha finito per mettere in archivio i concetti di “interesse generale” e di “bene comune” che sono invece il fondamento di ogni democrazia. Ha offuscato la partecipazione popolare alla vita pubblica trasformando il consenso in audience, le strategie politiche in surrogato quotidiano dei sondaggi, i partiti in clan elettorali dei leader e, infine, ciò che è più grave, il Parlamento in una sorta di “ente inutile”, pura cassa di risonanza dell’Esecutivo. Non è questa la modernità politica che gli italiani pretendevano. Fingendo di costruire una “democrazia degli elettori” si è, in realtà, dato vita ad una soffocante “democrazia delle oligarchie”. Questo è il vero volto dell’Italia nel primo decennio del XXI secolo.
Per questo nasce l’Unione di Centro. Per aprire un nuovo tempo della Repubblica. Per ricostruire i valori fondativi della democrazia italiana: l’interesse nazionale e il bene comune come esclusiva finalità dell’agire politico. La competenza, lo spirito di servizio, il senso dello Stato come modello di selezione
della classe dirigente. Il ruolo dei “corpi intermedi” nella gestione della cosa pubblica. La partecipazione popolare come motore della vita associata. Il dovere di “guidare” eticamente e politicamente il Paese, al di là delle effimere rilevazioni statistiche del consenso. La democrazia nei partiti e nei sistemi elettorali come unica garanzia di libertà per tutti gli eletti e per tutti i cittadini. La centralità del parlamento come sede legittima della formazione dell’interesse pubblico. Fuori da questa “cornice di valori” nessuna democrazia può avere futuro.
L’Unione di Centro, partita dall’incontro tra l’esperienza storica dell’Udc con nuove realtà di movimento come la Rosa per l’Italia, i circoli liberal e i Popolari democratici, forte dei due milioni di consensi che, nelle elezioni del 2008, le hanno permesso di resistere all’illusione del “voto utile”, nasce per proporre ai cittadini italiani di tutti gli schieramenti che vivono il disagio del finto bipartitismo, al mondo del volontariato e dell’associazionismo laico e cattolico, un grande progetto politico: l’orizzonte di un nuovo partito popolare e liberale di governo.
L’unità politica dei cattolici è formula che appartiene ad altra e superata stagione storica. Ciò però non vuol dire che tutti coloro che si riconoscono nell’ispirazione cristiana debbano necessariamente accettare la “diaspora” come condanna inappellabile della storia dei cattolici italiani, come se dovesse essere obbligatorio vivere in “partibus infidelium”, e non possano invece ritrovarsi in una stessa casa politica, se la cornice identitaria e programmatica corrisponde ai loro valori.
Ma non è certo questo il tempo di “rifare la Dc”. Il passato è il nostro tesoro di esperienza e di saggezza. Ma il presente e il futuro ci chiedono di aprire un diverso tempo politico. Il tempo di un nuovo soggetto nel quale i popolari, i liberali, i riformisti, i moderati di tutte le aree politiche riscoprano insieme la via maestra del Centro come luogo sempre essenziale per il governo.
C’è un popolo cristiano che guarda alla politica con diffidenza, ma che sa che solo attraverso la politica può ottenere risposta alle sue esigenze. C’è un popolo laico che non si riconosce più nelle posizioni laiciste e che sente giunta l’ora di intraprendere nuovi sentieri.
È giunto dunque il momento di aprire una nuova storia politica. Non un “terzo polo” di risulta tra due immutabili giganti bipolari, ma un’offerta politica, di governo, di partecipazione democratica del tutto nuova, che nasca dalla “rottura” del finto bipartitismo, pericolante esito del fallimento della cosiddetta Seconda Repubblica. Un centrosinistra che metta insieme tutto, dall’estrema sinistra al centro, così come un centrodestra costruito con analoga disomogeneità non sono stati e non saranno mai in grado di governare, nella stabilità, l’innovazione.
L’Italia di oggi è malata di immobilismo, mentre tutt’intorno il mondo cambia e prepara, a cominciare dagli Stati Uniti, l’avvento di una nuova era. Noi siamo fermi. La grave crisi economica internazionale mette in discussione la tenuta del nostro patto sociale e denuncia come ormai intollerabili le arretratezze del nostro sistema istituzionale ed economico. Il deficit di valori che colpisce soprattutto le
giovani generazioni sta facendo nascere un vero e proprio allarme sulla tenuta etica della nostra società.
Non c’è più tempo da perdere. Non c’è più tempo per pigrizie, per paure, per coltivare piccole rendite di posizione. È tempo di rimettersi in cammino. Con il coraggio dei liberi e dei forti.
Roma, 20 febbraio 2009
giovedì 4 dicembre 2008
Il Pacchetto
anti-crisi del Governo
A cura di:
Dipartimento Economico Unione di Centro
On. Gian Luca Galletti
Con la collaborazione di:
Francesco Lucà
Antimo Sambucci
Il Governo ha varato un pacchetto di misure che nelle intenzioni mira a contrastare la crisi finanziaria, ridare potere reale d’acquisto alle famiglie, sostenere lo sviluppo delle imprese e dare un impulso alle opere strutturali.
Il Governo, nonostante la gravità della crisi e a differenza di quanto fatto dagli altri Paesi europei, ha presentato un piano “minimalista”.
Il piano vale circa 6,3 mld di euro e gli interventi previsti, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno una validità limitata al solo esercizio 2009.
PROPOSTE PER LE FAMIGLIE
- Bonus alle famiglie con redditi fino a 20.000 euro
A partire da febbraio 2009 verranno concessi bonus da 200 a 1.000 euro alle famiglie reddito da lavoratori dipendenti, con figli e pensionati.
TIPOLOGIA BONUS LIMITE DI REDDITO CONTRIBUTO FAMILIAREGIORNALIERO CONTRIBUTO PROCAPITE GIORNALIERO
PENSIONATICONIUGISENZA FIGLICONIUGI CON UN FIGLIOCONIUGI CON DUE FIGLI CONIUGI CON TRE O PIU’ FIGLI 2003004505001.000 15.00017.00017.00020.00020.000 0,550,821,231,372,74 0,550,410,410,340,55
COMMENTO: Appare evidente che l’intervento per le famiglie è del tutto insoddisfacente, sia per la ridotta entità del contributo, sia per la limitata soglia massima di reddito che permette di accedere al contributo. Infine, appare come una misura UNA TANTUM, valida solo per l’anno 2009.
Basti pensare, ad esempio, che come si evince dal precedente prospetto sopra riportato, una famiglia con due figli e un reddito familiare lordo inferiore a 20.000 euro (circa 1.400/1.500 euro al mese) avrà un contributo di soli 1,37 euro al giorno per tutta la famiglia e 0,34 centesimi al giorno per ogni componente il nucleo familiare.
Non si tratta, quindi, di una politica per la famiglia, ma di una politica assistenzialista.
In questo momento di difficoltà economica bisognava avere il coraggio di investire sulle famiglie del ceto medio, quelle che oggi soffrono maggiormente e che avrebbero potuto rilanciare i consumi se sostenute.
IL BONUS FAMIGLIE
3,54 MILIONI pensionatiin famiglie monocomponenti fino a 15.000 euro
2,95 MILIONI famiglie con 2 componentireddito fino a 17.000 euro
627 mila famiglie con 3 componenti reddito fino a 17.000 euro
569 mila famiglie con 4 componentireddito fino a 20.000 euro
158 mila famiglie con 5 componentifino a 20.000 euro
52 mila famiglie con oltre 5 componentifino a 22.000 euro
88 mila famiglie con disabiliredditi fino a 35.000 euro
- Ridefinizione del tasso sulle rate pagate dalle famiglie per i mutui prima casa
PER I CONTRATTI IN ESSERE: Dal 2009 il tasso applicabile alle rate sui mutui entro il 31/10/2008, per l’acquisto della prima casa, non potrà essere superiore al 4%. Lo Stato si accollerà gli eventuali differenziali tra gli importi a carico del mutuatario e quelli derivanti dall’applicazione del nuovo tasso.
PER I NUOVI CONTRATTI: se sottoscritti dal 1°gennaio 2009 il tasso sui mutui variabili avrà come base sui cui calcolare lo spread il tasso BCE. Le banche, comunque, avranno piena discrezionalità sul tasso di interesse totale.
COMMENTO: Questa manovra è tardiva, sarebbe stata molto utile nel 2008, anno in cui i tassi erano crescenti e corrispondentemente sono cresciute le rate dei mutui delle famiglie italiane.
Avrà, invece, un effetto molto limitato nel 2009, in previsione di un ulteriore taglio dei tassi previsto nei prossimi giorni di 0,50-0,75 % da parte della BCE.
A quel punto i tassi dei mutui variabili scenderanno naturalmente ad un tasso molto vicino, se inferiore, al 4%.
Il problema per le famiglie si potrà ripresentare nel 2010 e quel punto la manovra non sarà più in vigore.
Per i nuovi contratti, quelli stipulati a partire dal 1° gennaio 2009, la manovra prevista non ha alcun effetto reale. Le banche prenderanno a riferimento il tasso BCE, che è sicuramente più basso dell’interbancario (EURIBOR) in vigore oggi, ma non avendo previsto alcun limite allo spread, non faranno altro che aumentare quest’ultimo.
A riprova di tutto questo basti pensare che dalla relazione tecnica si evince che il costo della riduzione dei mutui è di circa 250/350 milioni di euro.
- Blocco delle tariffe su autostrade e riduzione delle tariffe energetiche
Per le tariffe autostradali si impone un blocco sui pedaggi autostradali con durata 4 mesi.
Per le tariffe di luce e gas è previsto, solo per le famiglie svantaggiate, una revisione al ribasso (max 15%).
COMMENTO: la promessa di abbassare le tariffe sembra un mero spot, in quanto le stesse tariffe dovrebbero comunque scendere nei prossimi mesi a causa del drastico calo del petrolio. E comunque, ancora una volta, si interviene solo in ambito assistenziale.
- Estensione degli ammortizzatori sociali e proroga della detassazione di premi ed incentivi. Accantonata la detassazione degli straordinari
Proroga per la detassazione dei salari di produttività (premi ed incentivi) per redditi fino a 35.000 euro annui (rispetto ai 30.000 attuali). Resta invariato il limite di detassazione: era di 3.000 euro per 6 mesi, viene confermato a 6.000 euro per un anno. Sono incluse le categorie che fanno riferimento a personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso.
Destinato 1 miliardo in 4 anni (2009/2012) agli ammortizzatori sociali, con estensione del sostegno in deroga ai lavoratori atipici e a lavoratori a tempo indeterminato nei settori in cui non erano previsti.
COMMENTO: Si giudica positivamente la misura, anche se dovuta vista la congiuntura economica, che riguarda il rafforzamento del fondo per gli ammortizzatori sociali.
L’estensione del sostegno anche ai lavoratori atipici, i cosiddetti precari, appare invece il solito spot. Infatti, il sostegno è troppo limitato sia nell’importo, solo il 5% del reddito conseguito l’anno precedente, sia nella platea dei lavoratori inclusi nel sostegno, solo quelli che hanno prestato l’attività in zone e settori dichiarati in “stato di crisi”.
Per fare un esempio, un precario che nel 2008 ha lavorato per 6 mesi, a 1.000 euro al mese, avrà diritto, se verrà licenziato e rimarrà senza lavoro per più di due mesi consecutivi, ad un’indennità, nel 2009, di 300 euro una tantum. Si commenta da sé.
FISCO E IMPRESE
- Riduzione dell’acconto IRES e IRAP di novembre
Si applica un riduzione del 3% sull’acconto d’imposta con scadenza 30 novembre. Tale misura vale esclusivamente per i soggetti IRES, ossia essenzialmente per le società di capitali.
COMMENTO: la riduzione esclude inspiegabilmente le persone fisiche soggette all’IRPEF, ossia società di persone e imprenditori individuali che sono la stragrande maggioranza delle piccole e medie imprese italiane.
La misura appare di poca sostanza, in quanto il beneficio è soltanto temporale.
- Deducibilità del 10% dell’IRAP ai fini IRES e IRPEF
A partire dal periodo d’imposta in corso al 31/12/2008, è concessa la parziale deducibilità (10%) dell’IRAP dalla base imponibile rilevante ai fini IRES e IRPEF. La deduzione è considerata “forfetaria” e si pone l’obiettivo di offrire respiro alle imprese. La misura è apprezzabile, anche se di modesto impatto.
- Versamento dell’IVA a debito solo al momento dell’incasso del corrispettivo pattuito
La misura, auspicata anche dall’Unione di Centro, introduce il principio del versamento dell’IVA secondo criteri di “cassa” anziché di competenza. Tale intervento rappresenta una forma di respiro per le imprese, costrette finora a versare allo Stato imposte senza aver ottenuto i corrispettivi di beni e servizi dai propri debitori.
COMMENTO: Hanno recepito una nostra proposta, ma il contorno della misura è poco definito, in quanto la disposizione viene applicata solo per gli anni 2009, 2010 e 2011 ed è sospesa in attesa dell’approvazione dell’UE.
Paradossale l’aumento dell’IVA dal 10% al 20% per le pay-tv.
La misura non fa che penalizzare soprattutto Sky, che possiede la maggior parte degli abbonamenti.
L’intervento, oltre a costituire un grave episodio di conflitto di interessi (Sky è concorrente diretta delle tv possedute dal Premier), non farà che penalizzare soprattutto le famiglie, sulle quali ricadrà il necessario futuro aumento degli abbonamenti necessari a sopperire all’aumento delle imposte.
- Revisione degli Studi di Settore
La revisione, definita congiunturale, si propone di modificare i parametri e gli indici di congruità su cui si basano i meccanismi di accertamento della base imponibile.
Ciò viene fatto al fine di tenere conto degli effetti della crisi economica su imprese e lavoratori autonomi, con particolare riguardo a determinati settori e realtà territoriali. La norma, pur giusta, è molto vaga e rimanda ai meccanismi di rinvio ad atti del MEF. Sarà possibile esprimere un giudizio solo quando saranno noti i nuovi parametri.
- Garanzia statale dei crediti alle PMI attraverso i Confidi
Il Fondo di Garanzia per PMI e Confidi viene esteso alle imprese artigiane e rifinanziato. E’ potenziato dalla garanzia di ultima istanza dello Stato. Il tetto massimo di garanzia ammonta a 450 milioni di euro.
COMMENTO: la misura è giusta, ma non viene stabilito il criterio mediante il quale verrà applicata la misura. Il tutto è rimandato ad un successivo decreto del MEF.
- Recupero crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione
La procedura per snellire e velocizzare il recupero crediti nei confronti della PA verrà stabilità con un futuro decreto.
Il giudizio è sospeso, in attesa dei criteri in base ai quali, nei tempi e nell’ammontare, verrà stabilita la restituzione dei crediti.
- Intervento pubblico nel capitale delle banche.
Saranno utilizzati alternativamente due strumenti per la partecipazione statale al capitale delle banche in difficoltà: obbligazioni subordinate perpetue oppure obbligazioni convertibili. La misura vale all’incirca 12 miliardi di euro. Entrambe le misure produrranno l’effetto di incidere sull’indice di patrimonializzazione rispetto alle attività a rischio (CoreTier1). Le banche dovranno fare espressa richiesta affinchè lo Stato sottoscriva tali strumenti. Il decreto non si espone (ma rimanda ad un successivo provvedimento) sulla remunerazione di tali bond, la subordina agli utili eventualmente distribuibili. E’ rimandato ad un successivo decreto il principio secondo cui le banche in cui interviene lo Stato debbano considerare un reinvestimento delle risorse ottenute nella concessione di credito a famiglie e PMI.
COMMENTO: è necessario prevedere fin da ora i meccanismi che vincolano i prestiti statali alla concessione di credito a famiglie ed imprese. Previsto un codice etico, ma nessun riferimento all’obbligo che le banche finanziate procedano ad una decurtazione degli stipendi per manager e dirigenti.
CONCLUSIONI
Si può sostenere che il Piano messo a punto dal Governo appare troppo dispersivo, cioè per accontentare tutti (famiglie, imprese, lavoratori e banche), in considerazione delle scarse risorse impiegate, finisce per non soddisfare nessuno.
La scarsità delle risorse è dovuta anche alle scelte compiute fino ad oggi dall’Esecutivo. Se non avessero abolito l’ICI sulla prima casa, aiutando cosi in particolar modo i ceti medio-alti, se non avessero maldestramente tentato di salvare Alitalia, se non avessero “regalato” soldi a Roma e Catania oggi avrebbero potuto fare un pacchetto di interventi di altri 12 miliardi di euro. Con soli 6 miliardi, invece, sarebbe stato meglio finalizzare gli interventi a favore delle famiglie, nell’ottica del rilancio dei consumi che avrebbe poi portato benefici anche alle imprese.
Ricordiamo che la nostra proposta di 1.200 euro per ogni famiglia con un figlio più 600 euro per ogni altro figlio avrebbe avuto un costo di circa 6 miliardi di euro e tale misura avrebbe offerto un beneficio reale alle famiglie italiane.
Per le imprese mancano interventi importanti come, ad esempio:
· Misure di impulso agli investimenti delle PMI, come credito d’imposta o detassazione degli utili reinvestiti in ricerca ed innovazione;
· Un piano di incentivi agli investimenti in efficienza energetica per le imprese;
· Un piano di sostegno ai settori che maggiormente risentiranno della crisi.
Manca, inoltre, un piano per il rilancio delle opere nel mezzogiorno d’Italia. Sempre per il Sud, manca una vera e propria politica di incentivi allo sviluppo e di azioni volte a facilitare l’accesso al credito per le PMI.
Emblematico, in tal senso, è il continuo taglio operato al Fondo per le Aree Sottosviluppate
anti-crisi del Governo
A cura di:
Dipartimento Economico Unione di Centro
On. Gian Luca Galletti
Con la collaborazione di:
Francesco Lucà
Antimo Sambucci
Il Governo ha varato un pacchetto di misure che nelle intenzioni mira a contrastare la crisi finanziaria, ridare potere reale d’acquisto alle famiglie, sostenere lo sviluppo delle imprese e dare un impulso alle opere strutturali.
Il Governo, nonostante la gravità della crisi e a differenza di quanto fatto dagli altri Paesi europei, ha presentato un piano “minimalista”.
Il piano vale circa 6,3 mld di euro e gli interventi previsti, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno una validità limitata al solo esercizio 2009.
PROPOSTE PER LE FAMIGLIE
- Bonus alle famiglie con redditi fino a 20.000 euro
A partire da febbraio 2009 verranno concessi bonus da 200 a 1.000 euro alle famiglie reddito da lavoratori dipendenti, con figli e pensionati.
TIPOLOGIA BONUS LIMITE DI REDDITO CONTRIBUTO FAMILIAREGIORNALIERO CONTRIBUTO PROCAPITE GIORNALIERO
PENSIONATICONIUGISENZA FIGLICONIUGI CON UN FIGLIOCONIUGI CON DUE FIGLI CONIUGI CON TRE O PIU’ FIGLI 2003004505001.000 15.00017.00017.00020.00020.000 0,550,821,231,372,74 0,550,410,410,340,55
COMMENTO: Appare evidente che l’intervento per le famiglie è del tutto insoddisfacente, sia per la ridotta entità del contributo, sia per la limitata soglia massima di reddito che permette di accedere al contributo. Infine, appare come una misura UNA TANTUM, valida solo per l’anno 2009.
Basti pensare, ad esempio, che come si evince dal precedente prospetto sopra riportato, una famiglia con due figli e un reddito familiare lordo inferiore a 20.000 euro (circa 1.400/1.500 euro al mese) avrà un contributo di soli 1,37 euro al giorno per tutta la famiglia e 0,34 centesimi al giorno per ogni componente il nucleo familiare.
Non si tratta, quindi, di una politica per la famiglia, ma di una politica assistenzialista.
In questo momento di difficoltà economica bisognava avere il coraggio di investire sulle famiglie del ceto medio, quelle che oggi soffrono maggiormente e che avrebbero potuto rilanciare i consumi se sostenute.
IL BONUS FAMIGLIE
3,54 MILIONI pensionatiin famiglie monocomponenti fino a 15.000 euro
2,95 MILIONI famiglie con 2 componentireddito fino a 17.000 euro
627 mila famiglie con 3 componenti reddito fino a 17.000 euro
569 mila famiglie con 4 componentireddito fino a 20.000 euro
158 mila famiglie con 5 componentifino a 20.000 euro
52 mila famiglie con oltre 5 componentifino a 22.000 euro
88 mila famiglie con disabiliredditi fino a 35.000 euro
- Ridefinizione del tasso sulle rate pagate dalle famiglie per i mutui prima casa
PER I CONTRATTI IN ESSERE: Dal 2009 il tasso applicabile alle rate sui mutui entro il 31/10/2008, per l’acquisto della prima casa, non potrà essere superiore al 4%. Lo Stato si accollerà gli eventuali differenziali tra gli importi a carico del mutuatario e quelli derivanti dall’applicazione del nuovo tasso.
PER I NUOVI CONTRATTI: se sottoscritti dal 1°gennaio 2009 il tasso sui mutui variabili avrà come base sui cui calcolare lo spread il tasso BCE. Le banche, comunque, avranno piena discrezionalità sul tasso di interesse totale.
COMMENTO: Questa manovra è tardiva, sarebbe stata molto utile nel 2008, anno in cui i tassi erano crescenti e corrispondentemente sono cresciute le rate dei mutui delle famiglie italiane.
Avrà, invece, un effetto molto limitato nel 2009, in previsione di un ulteriore taglio dei tassi previsto nei prossimi giorni di 0,50-0,75 % da parte della BCE.
A quel punto i tassi dei mutui variabili scenderanno naturalmente ad un tasso molto vicino, se inferiore, al 4%.
Il problema per le famiglie si potrà ripresentare nel 2010 e quel punto la manovra non sarà più in vigore.
Per i nuovi contratti, quelli stipulati a partire dal 1° gennaio 2009, la manovra prevista non ha alcun effetto reale. Le banche prenderanno a riferimento il tasso BCE, che è sicuramente più basso dell’interbancario (EURIBOR) in vigore oggi, ma non avendo previsto alcun limite allo spread, non faranno altro che aumentare quest’ultimo.
A riprova di tutto questo basti pensare che dalla relazione tecnica si evince che il costo della riduzione dei mutui è di circa 250/350 milioni di euro.
- Blocco delle tariffe su autostrade e riduzione delle tariffe energetiche
Per le tariffe autostradali si impone un blocco sui pedaggi autostradali con durata 4 mesi.
Per le tariffe di luce e gas è previsto, solo per le famiglie svantaggiate, una revisione al ribasso (max 15%).
COMMENTO: la promessa di abbassare le tariffe sembra un mero spot, in quanto le stesse tariffe dovrebbero comunque scendere nei prossimi mesi a causa del drastico calo del petrolio. E comunque, ancora una volta, si interviene solo in ambito assistenziale.
- Estensione degli ammortizzatori sociali e proroga della detassazione di premi ed incentivi. Accantonata la detassazione degli straordinari
Proroga per la detassazione dei salari di produttività (premi ed incentivi) per redditi fino a 35.000 euro annui (rispetto ai 30.000 attuali). Resta invariato il limite di detassazione: era di 3.000 euro per 6 mesi, viene confermato a 6.000 euro per un anno. Sono incluse le categorie che fanno riferimento a personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso.
Destinato 1 miliardo in 4 anni (2009/2012) agli ammortizzatori sociali, con estensione del sostegno in deroga ai lavoratori atipici e a lavoratori a tempo indeterminato nei settori in cui non erano previsti.
COMMENTO: Si giudica positivamente la misura, anche se dovuta vista la congiuntura economica, che riguarda il rafforzamento del fondo per gli ammortizzatori sociali.
L’estensione del sostegno anche ai lavoratori atipici, i cosiddetti precari, appare invece il solito spot. Infatti, il sostegno è troppo limitato sia nell’importo, solo il 5% del reddito conseguito l’anno precedente, sia nella platea dei lavoratori inclusi nel sostegno, solo quelli che hanno prestato l’attività in zone e settori dichiarati in “stato di crisi”.
Per fare un esempio, un precario che nel 2008 ha lavorato per 6 mesi, a 1.000 euro al mese, avrà diritto, se verrà licenziato e rimarrà senza lavoro per più di due mesi consecutivi, ad un’indennità, nel 2009, di 300 euro una tantum. Si commenta da sé.
FISCO E IMPRESE
- Riduzione dell’acconto IRES e IRAP di novembre
Si applica un riduzione del 3% sull’acconto d’imposta con scadenza 30 novembre. Tale misura vale esclusivamente per i soggetti IRES, ossia essenzialmente per le società di capitali.
COMMENTO: la riduzione esclude inspiegabilmente le persone fisiche soggette all’IRPEF, ossia società di persone e imprenditori individuali che sono la stragrande maggioranza delle piccole e medie imprese italiane.
La misura appare di poca sostanza, in quanto il beneficio è soltanto temporale.
- Deducibilità del 10% dell’IRAP ai fini IRES e IRPEF
A partire dal periodo d’imposta in corso al 31/12/2008, è concessa la parziale deducibilità (10%) dell’IRAP dalla base imponibile rilevante ai fini IRES e IRPEF. La deduzione è considerata “forfetaria” e si pone l’obiettivo di offrire respiro alle imprese. La misura è apprezzabile, anche se di modesto impatto.
- Versamento dell’IVA a debito solo al momento dell’incasso del corrispettivo pattuito
La misura, auspicata anche dall’Unione di Centro, introduce il principio del versamento dell’IVA secondo criteri di “cassa” anziché di competenza. Tale intervento rappresenta una forma di respiro per le imprese, costrette finora a versare allo Stato imposte senza aver ottenuto i corrispettivi di beni e servizi dai propri debitori.
COMMENTO: Hanno recepito una nostra proposta, ma il contorno della misura è poco definito, in quanto la disposizione viene applicata solo per gli anni 2009, 2010 e 2011 ed è sospesa in attesa dell’approvazione dell’UE.
Paradossale l’aumento dell’IVA dal 10% al 20% per le pay-tv.
La misura non fa che penalizzare soprattutto Sky, che possiede la maggior parte degli abbonamenti.
L’intervento, oltre a costituire un grave episodio di conflitto di interessi (Sky è concorrente diretta delle tv possedute dal Premier), non farà che penalizzare soprattutto le famiglie, sulle quali ricadrà il necessario futuro aumento degli abbonamenti necessari a sopperire all’aumento delle imposte.
- Revisione degli Studi di Settore
La revisione, definita congiunturale, si propone di modificare i parametri e gli indici di congruità su cui si basano i meccanismi di accertamento della base imponibile.
Ciò viene fatto al fine di tenere conto degli effetti della crisi economica su imprese e lavoratori autonomi, con particolare riguardo a determinati settori e realtà territoriali. La norma, pur giusta, è molto vaga e rimanda ai meccanismi di rinvio ad atti del MEF. Sarà possibile esprimere un giudizio solo quando saranno noti i nuovi parametri.
- Garanzia statale dei crediti alle PMI attraverso i Confidi
Il Fondo di Garanzia per PMI e Confidi viene esteso alle imprese artigiane e rifinanziato. E’ potenziato dalla garanzia di ultima istanza dello Stato. Il tetto massimo di garanzia ammonta a 450 milioni di euro.
COMMENTO: la misura è giusta, ma non viene stabilito il criterio mediante il quale verrà applicata la misura. Il tutto è rimandato ad un successivo decreto del MEF.
- Recupero crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione
La procedura per snellire e velocizzare il recupero crediti nei confronti della PA verrà stabilità con un futuro decreto.
Il giudizio è sospeso, in attesa dei criteri in base ai quali, nei tempi e nell’ammontare, verrà stabilita la restituzione dei crediti.
- Intervento pubblico nel capitale delle banche.
Saranno utilizzati alternativamente due strumenti per la partecipazione statale al capitale delle banche in difficoltà: obbligazioni subordinate perpetue oppure obbligazioni convertibili. La misura vale all’incirca 12 miliardi di euro. Entrambe le misure produrranno l’effetto di incidere sull’indice di patrimonializzazione rispetto alle attività a rischio (CoreTier1). Le banche dovranno fare espressa richiesta affinchè lo Stato sottoscriva tali strumenti. Il decreto non si espone (ma rimanda ad un successivo provvedimento) sulla remunerazione di tali bond, la subordina agli utili eventualmente distribuibili. E’ rimandato ad un successivo decreto il principio secondo cui le banche in cui interviene lo Stato debbano considerare un reinvestimento delle risorse ottenute nella concessione di credito a famiglie e PMI.
COMMENTO: è necessario prevedere fin da ora i meccanismi che vincolano i prestiti statali alla concessione di credito a famiglie ed imprese. Previsto un codice etico, ma nessun riferimento all’obbligo che le banche finanziate procedano ad una decurtazione degli stipendi per manager e dirigenti.
CONCLUSIONI
Si può sostenere che il Piano messo a punto dal Governo appare troppo dispersivo, cioè per accontentare tutti (famiglie, imprese, lavoratori e banche), in considerazione delle scarse risorse impiegate, finisce per non soddisfare nessuno.
La scarsità delle risorse è dovuta anche alle scelte compiute fino ad oggi dall’Esecutivo. Se non avessero abolito l’ICI sulla prima casa, aiutando cosi in particolar modo i ceti medio-alti, se non avessero maldestramente tentato di salvare Alitalia, se non avessero “regalato” soldi a Roma e Catania oggi avrebbero potuto fare un pacchetto di interventi di altri 12 miliardi di euro. Con soli 6 miliardi, invece, sarebbe stato meglio finalizzare gli interventi a favore delle famiglie, nell’ottica del rilancio dei consumi che avrebbe poi portato benefici anche alle imprese.
Ricordiamo che la nostra proposta di 1.200 euro per ogni famiglia con un figlio più 600 euro per ogni altro figlio avrebbe avuto un costo di circa 6 miliardi di euro e tale misura avrebbe offerto un beneficio reale alle famiglie italiane.
Per le imprese mancano interventi importanti come, ad esempio:
· Misure di impulso agli investimenti delle PMI, come credito d’imposta o detassazione degli utili reinvestiti in ricerca ed innovazione;
· Un piano di incentivi agli investimenti in efficienza energetica per le imprese;
· Un piano di sostegno ai settori che maggiormente risentiranno della crisi.
Manca, inoltre, un piano per il rilancio delle opere nel mezzogiorno d’Italia. Sempre per il Sud, manca una vera e propria politica di incentivi allo sviluppo e di azioni volte a facilitare l’accesso al credito per le PMI.
Emblematico, in tal senso, è il continuo taglio operato al Fondo per le Aree Sottosviluppate
venerdì 17 ottobre 2008
PROGRAMMA ELETTORALE UDC
PROGRAMMA
“Non di soli diritti vive l’uomo. Eppure l’Italia di oggi è un Paese nel
quale ognuno sa di poter rivendicare un diritto ma pochi sanno di
dover rispettare un dovere. Una democrazia è sana, invece, solo se
vive un grande equilibrio tra diritti e doveri”.
Pier Ferdinando Casini
L’UDC rivendica con orgoglio la sua natura di partito laico di
ispirazione cristiana che fa riferimento alla dottrina sociale
della Chiesa e informa la sua azione ai principi del bene comune,
della solidarietà e della sussidiarietà, applicati alla moderna
società. In quest’ottica rivendica con forza il:
-Rispetto della vita, dal concepimento alla morte naturale.
-Rispetto della dignità della persona umana, con particolare
riguardo ai diritti costituzionalmente garantiti della salute, del
lavoro, dell’iniziativa economica, dell’istruzione, della libertà
personale e del giusto processo.
-Rispetto della libertà religiosa, con particolare considerazione
per la nostra identità cristiana, frutto della storia e della
tradizione italiana.
-Rispetto della famiglia, intesa come società naturale fondata sul
matrimonio di un uomo e di una donna.
-Rispetto della libertà di educazione dei genitori.
-Rispetto delle comunità intermedie tra lo Stato e il cittadino,
con particolare riguardo alle autonomie locali e alle associazioni
di volontariato.
1. ISTITUZIONI
2. SVILUPPO ECONOMICO
3. SICUREZZA E GIUSTIZIA
4. FAMIGLIA E AFFARI SOCIALI
5. SCUOLA E GIOVANI
6. LAVORO E PREVIDENZA
7. ENERGIA, AMBIENTE E AGRICOLTURA
8. INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
9. SANITA’
10. POLITICA ESTERA
1
ISTITUZIONI
La Costituzione necessita di un aggiornamento, non di uno
stravolgimento.
. Va mantenuta la forma di governo parlamentare,
razionalizzando quegli aspetti che, alla luce dell’ esperienza, si
sono rivelati inadeguati.
A tal fine occorre:
-Superare il bicameralismo paritario, che è ormai solo fonte di
duplicazioni di procedure e di lentezze; il Senato potrà
divenire l’ assemblea di rappresentanza delle regioni e di
raccordo tra centro e periferia;
-diminuire il numero dei parlamentari;
-conferire maggiore stabilità al Governo attraverso la
previsione della sfiducia costruttiva;
-rafforzare la posizione del Governo in Parlamento attraverso
la previsione di procedure che diano tempi certi all’ attuazione
del suo programma (riforma dei regolamenti parlamentari);
-definire un efficace “statuto dell’ opposizione” che le
conferisca concreti poteri di controllo sull’ operato del
Governo;
- abbassare a 16 anni l’età richiesta per esercitare il diritto di
elettorato attivo nelle elezioni amministrative.
. Regioni:
-Rivedere il riparto di competenze tra Stato e regioni
riportando alcune materie come le grandi reti di trasporto,
l’energia, le comunicazioni, le professioni alla competenza
dello Stato;
-prevedere una clausola (c.d. di supremazia), per tutelare l’
unità giuridica ed economica della repubblica e per garantire
un uniforme godimento dei diritti costituzionali; lo Stato potrà
superare l’ ordinaria divisione di competenze e intervenire con
una sua legge destinata a prevalere su eventuali diverse
disposizioni regionali;
-attuare il c.d. federalismo fiscale, attribuendo
responsabilità alle regioni, ma salvaguardando la necessaria
solidarietà tra quelle ricche e quelle povere;
- diminuire il numero dei componenti dei Consigli regionali;
. E’ necessario semplificare la struttura istituzionale
sopprimendo organi che non rispondono più a reali esigenze.
Si propone pertanto la soppressione delle Province, le cui
competenze possono essere ripartite tra Comuni e Regioni, la
riduzione delle comunità montane e delle circoscrizioni,
l'accorpamento dei piccoli comuni e la soppressione del
Consiglio nazionale dell’ economia e del lavoro, le cui
attribuzioni non appaiono essenziali e rispondenti alla logica
delle relazioni all’ interno del mondo del lavoro e delle imprese
e tra questo e gli organi di indirizzo politico.
· Un’apposita Assemblea, da eleggere con metodo
proporzionale, procederà alle riforme costituzionali.
2
SVILUPPO ECONOMICO
In un sistema ad economia sociale di mercato, la produzione
della ricchezza deve essere assolutamente libera, sorretta
dall’iniziativa privata e dalla libera scelta del consumatore.
Lo Stato deve creare le condizioni per una maggiore
competitività:
• Modernizzazione del sistema delle regole:
-Riforma delle associazioni e fondazioni, (strumenti operativi
del terzo settore, del sistema bancario, culturale,
sanitario…).
- Riforma delle professioni (risorsa dell’economia della
conoscenza), garantendo l’autonomia delle Casse di
Previdenza.
• Diminuzione della pressione fiscale:
-Per i redditi da lavoro dipendente: recupero a vantaggio del
lavoratore di parte delle trattenute fiscali e previdenziali, in
particolare per le retribuzioni incentivanti (straordinari,
premi di produttività e risultato…).
-Adeguamento delle aliquote al costo della vita: gli
scaglioni di reddito vanno riparametrati al potere
d’acquisto.
- Detassazione a regime degli investimenti per la ricerca,
l’innovazione e lo sviluppo precompetitivo.
-Cedolare secca: istituzione di una cedolare secca del 20%
sugli affitti per favorire l’emersione dei contratti illegali ed il
ripristino della redditività dei canoni di locazione,
prevedendo agevolazioni per le giovani coppie in termini
di detrazioni degli interessi sui mutui; introduzione di una
parziale detrazione del canone per i nuclei familiari in base
al reddito ed al numero dei componenti.
-Aumento delle aliquote e del massimale delle detrazioni per
le ristrutturazioni edilizie.
-Lotta all’evasione non con atteggiamenti vessatori ma
attraverso l’introduzione del “contrasto di interessi” tra
contribuenti, con la previsione della detraibilità dalla
dichiarazione dei redditi di una parte significativa di spese
documentate e qualificate. La cifra vantata da Prodi di 20
miliardi di Euro recuperati è di pura fantasia (Luca Ricolfi la
stima in 1,7 miliardi): il c.d. extragettito di 20 miliardi di
Euro non si è tradotto in sgravi per i contribuenti ed è
stato dissipato in spese improduttive.
-Rispetto rigoroso dello Statuto del Contribuente, specie
al fine di evitare imposte retroattive.
-Pax fiscale: dopo il riordino fiscale impegno a non
modificare le norme per almeno due anni.
-Studi di settore: chiara natura di presunzione semplice,
revisione dei parametri in base alle specificità territoriali e
settoriali, modificabilità triennale concertata.
• Riduzione della spesa pubblica
Livello Centrale: il problema della spesa pubblica non è la
quantità ma la qualità.
-Attribuzione al Ministro del potere di spesa e assunzione
della relativa responsabilità politica.
-Congelamento delle spese correnti primarie per la Legge
Finanziaria 2009.
-Eliminazione della Legge Finanziaria puramente
“incrementale” e sostituzione con una legge di bilancio
sul modello privatistico, con l’obiettivo di porre merito e
risultato al centro del sistema di spesa.
-Dismissioni di partecipazioni e di patrimonio
immobiliare (previa rivalutazione) dello Stato e degli Enti
Locali. Destinazione dei proventi alla riduzione del debito
pubblico e della conseguente spesa per gli interessi.
-Rivalutazione dei canoni dei beni demaniali.
Livello Periferico
-Blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef.
• Liberalizzazione dei mercati dei servizi pubblici essenziali:
-Più erogatori di servizi in concorrenza vera tra loro
(rottura dei monopoli).
-Più trasparenza nelle tariffe per poter scegliere l’offerta
migliore.
- Più tutela del cittadino consumatore, anche attraverso il
rafforzamento del ruolo delle autorità indipendenti.
-Separazione della proprietà pubblica delle reti e della
gestione del servizio.
-Introduzione di gare pubbliche aperte come unica
modalità di affidamento della gestione del servizio pubblico
locale.
-Incentivazione agli enti locali che escano dal capitale
azionario delle società che gestiscono i servizi pubblici
locali.
• Valorizzazione del ruolo economico e sociale delle Piccole e
Medie Imprese e dei lavoratori autonomi.
• Riconoscimento di soggettività giuridica e fiscale ai distretti
industriali.
• Riforma degli incentivi della legge 488/92, introducendo il
credito di imposta.
· Semplificazione burocratica
-Introduzione generalizzata dello “sportello unico” e del
silenzio/assenso in tutte le possibili procedure
amministrative per eliminare costi e vincoli ingiustificati.
- Adozione generalizzata della fatturazione elettronica
nella Pubblica Amministrazione.
. Mezzogiorno
Il Mezzogiorno non ha bisogno di ricette diverse da quelle
del resto del Paese ma, in relazione alle sue criticità,
necessita di un’attenzione particolare sul versante
dell’accesso al credito (rafforzamento del sistema di confidi
e assistenza alle imprese nella certificazione del rating), della
riforma degli incentivi, delle infrastrutture (ponte sullo
Stretto), dei poli tecnologici di ricerca internazionali (per
attrarre e valorizzare “cervelli”).
3
SICUREZZA E GIUSTIZIA
SICUREZZA:
E’ un nostro dovere rendere la vita dei cittadini più sicura. Le
priorità sono: potenziare gli strumenti a disposizione delle Forze
dell’Ordine, aumentare i controlli sull’immigrazione e incentivare
l’integrazione difendendo fortemente la nostra identità.
• Immigrazione extracomunitaria controllata e condizionata
alla disponibilità di lavoro, abitazione e regolarizzazione fiscale.
• Accoglienza e integrazione nel rispetto non solo della nostra
legge ma anche della nostra cultura e tradizione.
• Maggiore flessibilità del contratto di soggiorno, attraverso il
suo adeguamento alle nuove tipologie contrattuali previste dalla
Legge Biagi.
• Promozione della formazione professionale dei lavoratori
extracomunitari.
• Previsione di una effettiva e celere espulsione degli stranieri
autori di reati.
• Diritto di voto per i cittadini extracomunitari nelle elezioni
amministrative, a condizione che siano in regola con la fiscalità e
residenti da almeno 5 anni.
• Accentuazione del ruolo di raccordo del Prefetto tra le
autonomie locali e tra queste e lo Stato.
• Lotta senza quartiere alla c.d. microcriminalità, al traffico di
stupefacenti, allo sfruttamento della prostituzione e alla
riduzione in schiavitù.
· Ripristino degli stanziamenti di bilancio precedenti alle ultime
due finanziarie del Governo Prodi a favore delle Forze
dell’Ordine, di cui si riconosce l’insostituibile funzione di
presidio della legalità; in particolare:
-riordino delle carriere in linea con gli altri paesi europei;
-riconoscimento della specificità professionale per
remunerare adeguatamente il rischio e il disagio derivante
dall’attività di servizio;
-reperimento delle risorse il rinnovo del contratto collettivo
nazionale di lavoro del comparto sicurezza e difesa per il
biennio 2008/2009;
-contrattualizzazione della dirigenza delle Forze di Polizia;
- nuova normativa in materia di vigilanza privata e sicurezza
complementare (con particolare riferimento alla sicurezza
degli stadi e degli edifici scolastici).
GIUSTIZIA:
Non ci interessano le polemiche tra operatori della Giustizia ma il
risultato: la risposta di Giustizia deve essere certa e rapida.
• Riorganizzazione della geografia giudiziaria secondo
parametri minimi di funzionalità.
• “Rottamazione” delle cause civili: incentivazione delle
conciliazioni delle cause pendenti attraverso bonus fiscali.
• Ricorso alla risoluzione alternativa delle controversie
tramite gli organismi di conciliazione (introduzione della
conciliazione anche per le liti condominiali).
• Introduzione di sanzioni significative per chi agisce o resiste
in giudizio in modo palesemente infondato.
• “Se lo puoi arrestare lo puoi giudicare”: contestualità di
giudizio tra libertà e colpevolezza; collegialità nei giudizi sulla
libertà personale; incentivazione del giudizio con il rito
immediato e per direttissima.
• Certezza della pena: il giudice del giudizio decide anche le
modalità di esecuzione della pena; sfoltimento delle misure
alternative al carcere, limitate a casi tassativi dopo aver
scontato effettivamente almeno 2/3 della pena; introduzione
del rito abbreviato su richiesta del PM per i reati meno gravi e
contravvenzionali.
• Responsabilità del PM per l’esercizio dell’azione penale.
• Semplificazione dei riti civili e penali con attribuzione al
giudice della responsabilità della ragionevole durata del
processo e l’adozione di protocolli di gestione e
programmazione delle udienze.
• Riforma della Sezione Disciplinare del CSM come organo
esterno composto di personalità indipendenti.
• Attribuzione alla Polizia Giudiziaria di un reale potere di
indagine e di investigazione, fissando termini perentori per
la durata delle indagini preliminari.
• Utilizzo per le notifiche del domicilio del difensore con posta
elettronica, garantendo il diritto di difesa ma evitando le
lungaggini processuali.
• Esclusione del giudizio abbreviato e dell’applicazione della
pena su richiesta delle parti per i reati più odiosi (violenza
sulle donne, violenza sessuale, reati legati alla pedofilia).
4
FAMIGLIA E AFFARI SOCIALI
• Riconoscimento alla famiglia del ruolo di soggetto tributario.
Bonus e detrazioni per attività del nucleo familiare in
proporzione al numero di componenti (con agevolazioni
aggiuntive per la presenza di diversamente abili e di non
autosufficienti): badanti, colf, asili nido e scuole, libri e mense
scolastiche, attività sportive, corsi di studio all’estero,
detassazione delle borse di studio, agevolazioni per l’avvio di
imprese familiari, spese mediche detraibili al 100% senza tetto...
• Incremento degli assegni familiari per ogni figlio a carico.
• Conciliazione dei tempi di lavoro con la vita quotidiana
familiare.
• Esenzione dei contributi per le imprese che assumono lavoratori
delle fasce deboli, previa formazione professionale.
• Introduzione di incentivi fiscali per le imprese che assumono
lavoratori di età superiore a 40 anni.
• Casa
Il problema della casa è grave per tante famiglie e soprattutto
per le giovani coppie. I prezzi corrono più velocemente delle
retribuzioni medie, in particolare per il significativo aumento del
valore delle aree.
-Concessione di nuova capacità edificatoria subordinata alla
destinazione di una quota a residenza sociale con canone
calmierato o vendita agevolata con preferenza per le giovani
coppie.
-Esenzione dall’ICI per le abitazioni locate a canoni concertati.
-Aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui
destinati a prima casa secondo l’entità del nucleo familiare.
· Contrasto alla povertà
Piano condiviso di lotta alla povertà, con il coinvolgimento di
tutti i livelli istituzionali e sociali. I poveri sono 7.6 milioni, l’11%
del totale delle famiglie italiane, e il tasso di povertà non cala
senza considerare i picchi di povertà che si registrano nel
Mezzogiorno, nelle famiglie numerose e in quelle con disoccupati
o anziani soli, mentre lo stesso ceto medio sta scivolando verso i
confini della povertà.
· Legge 194
Condivisione della “moratoria” sull’aborto in sede internazionale,
evitando strumentalizzazioni politiche in sede nazionale. La legge
194 può essere migliorata nella parte relativa alla prevenzione e
ai consultori familiari e adeguata al progresso della ricerca
scientifica.
• 5 per mille
Destinazione stabile del 5 per mille delle imposte a favore delle
iniziative del terzo settore secondo la libera scelta del
contribuente.
5
SCUOLA E GIOVANI
L’istruzione è un capitolo fondamentale degli investimenti pubblici e
del dinamismo sociale.
• La scuola va rifondata attraverso:
-Introduzione di una valutazione rigorosa sul merito dei
docenti e degli studenti, con attribuzione di risorse
economiche più adeguate.
-Garanzia della libertà di educazione della famiglia,
attraverso la graduale introduzione del “buono scuola”.
-Introduzione di un sistema seriamente premiale per gli
studenti capaci e privi di mezzi.
-Stop all’istituzione di nuovi Atenei per contrastare la
“liceizzazione” dell’Università; incentivazione dell’ingresso
di giovani ricercatori, sulla base di criteri meritocratici, in
modo da abbassare l’età media del corpo docente e favorire
la circolazione dei docenti negli Atenei; potenziamento della
rete dei campus universitari.
-Semplificazione e riduzione dei percorsi formativi con una
accentuazione della cultura di base (lingua italiana e
straniere, informatica, storia e materie scientifiche).
• La ricerca scientifica è garanzia di competitività in quanto
valore aggiunto in termini di qualità e novità dei prodotti:
- Incremento del finanziamento pubblico in ricerca e
previsione di una quota riservata a giovani ricercatori e a
gruppi che si consorzino su progetti strategici, incentivando
con sgravi fiscali l’investimento privato nella ricerca.
-Occasioni per i giovani di contagio con culture e saperi
internazionali (incentivo degli stages esteri e dei progetti
Erasmus).
-Ridefinire i profili e le specificità della laurea triennale e
magistrale, anche in relazione ai possibili sbocchi
professionali.
-Programmazione del numero degli studenti in tutte le
facoltà universitarie (laurea magistrale) e potenziamento
dell’orientamento preuniversitario finalizzato alla futura
occupazione.
-Modifica dei criteri di finanziamento degli Atenei, rapportati
non solo al numero degli iscritti e dei laureati ma all’attività
di ricerca.
-Collegamento della scuola con il mondo del lavoro. Stages
in tre fasi: ingresso per i giovani provenienti dalle scuole
superiori e dall’università in azienda per un mese; accesso
dei migliori ad un contratto a tempo determinato di un
anno; selezione per assunzione a tempo indeterminato con
dote fiscale a favore dell’impresa per almeno cinque anni.
· SPORT
Riconoscimento della funzione sociale ed educativa dello
sport rispettando la sua autonomia e garantendo
adeguate risorse, nel quadro di una proposta di “buon
governo” dello sport.
6
LAVORO E PREVIDENZA
• Il sistema previdenziale deve tenere conto dell’aumento della vita
media e delle necessità delle giovani generazioni su cui non si
può far gravare solo il peso del mantenimento dei propri genitori.
- Previsione della tutela previdenziale riservata non solo
alle tradizionali categorie protette ma estesa ai lavoratori
atipici, tenendo conto della specificità delle singole
tipologie.
• Sicurezza sul lavoro:
passaggio da una normativa formale (produzione di carta) ad una
sostanziale tutela del lavoratore dai rischi concreti, con la
definizione di un preciso regime di doveri e responsabilità
dell’impresa e del lavoratore e con l’attivazione di più efficaci
controlli.
• Detraibilità delle spese sostenute dall’impresa per
l’adeguamento alla normativa sulla sicurezza.
• Occupazione giovanile e femminile: legislazione più favorevole
(dal credito di imposta alla riduzione degli oneri contributivi).
• Riforma del sistema contrattuale valorizzando la contrattazione
decentrata.
• Cooperazione:
-Garanzia e valorizzazione del ruolo della cooperazione.
-Stabilità dell’attuale legislazione del settore.
-Verifica puntuale della permanenza dei requisiti della
mutualità prevalente.
• Artigianato:
-Riduzione dei premi assicurativi I.N.A.I.L.;
-revisione del sistema di formazione obbligatoria anche
mirata all’apprendistato.
7
ENERGIA, AMBIENTE E AGRICOLTURA
• Semplificazione della normativa vigente e riordino delle
competenze in materia di energia. Il “federalismo energetico”
non può essere diritto di veto ma assunzione di responsabilità.
• Diversificazione delle fonti di energia:
-Rilancio, anzitutto a livello di studio, della produzione di
energia nucleare e riattivazione del patrimonio scientifico e
tecnologico esistente.
-Diffusione e semplificazione degli incentivi per l’impiego
delle fonti rinnovabili: sole, vento, biomasse (vegetali e
rifiuti), riducendo l’impatto ambientale.
-Promozione ed incentivazione della diffusione di energia
prodotta da privati mediante piccoli-medi impianti
alimentati da fonti rinnovabili.
-Promozione della produzione congiunta di energia
elettrica e calore nei singoli edifici.
-Aumento del numero di rigassificatori.
- Trasformazione dei rifiuti da problema a risorsa mediante la
costruzione di termovalorizzatori.
• Promozione dell’innovazione tecnologica e dell’efficienza
energetica volta alla riduzione complessiva del costo dell’energia.
- Sviluppo di una nuova capacità produttiva di energia
elettrica privilegiando progetti di ristrutturazione di
impianti esistenti.
-Promozione dell’efficienza energetica e del risparmio
energetico a lungo termine, incentivando la certificazione
energetica degli edifici e il miglioramento dell’efficienza
energetica dei trasporti (specialmente urbani).
-Previsione di strumenti finanziari per attrarre
investimenti in progetti di efficienza energetica e nelle
società che forniscono servizi energetici.
-Potenziamento della capacità e dell’efficienza delle reti di
distribuzione dell’energia e, in particolare, delle reti di
interconnessione che trasportano e distribuiscono energia
collegando più paesi europei.
· Agricoltura
Restituire all’agricoltura il ruolo di settore “primario” sotto il
profilo economico di difesa del territorio e di incremento delle
produzioni di qualità, attraverso:
-Maggior protagonismo dell’Italia a livello comunitario ed
internazionale per garantire l’equilibrio tra i diversi
sistemi produttivi e la stabilità delle norme, delle
condizioni di mercato e degli strumenti di sostegno.
-Recupero della competitività favorendo l’aumento delle
dimensioni aziendali, il marketing di filiera, la
concentrazione dell’offerta di prodotti e l’innovazione
tecnologica.
-Tutela del made in Italy dall’agropirateria.
-Incremento della diffusione degli acquisti verdi nella
pubblica amministrazione; promozione dei prodotti verdi
nella grande distribuzione.
8
TRASPORTI E INFRASTRUTTURE
Nel nostro Paese i Trasporti e la Logistica valgono il 13% del PIL,
danno lavoro a 1.000.000 di persone e incidono per il 20% dei costi
di produzione. Trasporti e Logistica sono tra i fattori più importanti
della competitività del nostro sistema economico, ma negli ultimi
vent’anni sono stati rallentati da scelte populistiche e da veti
localistici.
• Ripristino della Legge Obiettivo (eliminazione dei diritti di veto
localistici).
• Realizzazione delle Grandi Reti di Trasporto su rotaia, in
particolare TAV e TERZO VALICO, per inserire il nostro Paese
nel grande mercato dell’Europa allargata.
• Realizzazione di un piano dei Porti per dare all’Italia un ruolo
centrale nel traffico del Mediterraneo e previsione di vere e
proprie “autostrade del mare”.
• Ammodernamento e ristrutturazione della nostra rete
autostradale per dare maggiore sicurezza e scorrevolezza al
traffico merci e passeggeri. Riconciliare la normativa del settore
con quella comunitaria.
• Incentivazione del trasporto merci su rotaia.
9
SANITA’
• Riaffermazione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), con le sue
caratteristiche originarie di universalità e solidarietà.
• Centralità del cittadino – paziente che deve essere posto
concretamente nelle condizioni di scegliere liberamente il
proprio medico e il luogo di cura.
• Valorizzazione del carattere misto degli erogatori delle
prestazioni del SSN, sia di diritto pubblico che di diritto privato,
basato su un rapporto di emulazione delle esperienze di
eccellenza e di vera competizione sul piano dell’efficienza e della
qualità.
• Effettiva terzietà del ruolo delle ASL, in modo da premiare i
servizi migliori in termini di costi economici e di benefici per la
collettività. Le attuali ASL, allo stesso tempo programmatori,
erogatori, controllori, controllati e pagatori, a danno della qualità
e dell’efficienza, non garantiscono una competizione corretta.
· Programmazione, che oggi non viene esercitata, con due
semplici e raggiungibili obiettivi:
a) una rete ospedaliera efficiente che ottimizzi le risorse
economiche ed umane presenti sia nel pubblico che nel
privato, eliminando le strutture superflue;
b) il contenimento della spesa mediante una accorta
politica delle tariffe.
• Previsione, per il Medico di Famiglia di un attività
ambulatoriale e domiciliare programmata; integrazione della
Guardia Medica, attiva in maniera continua con il servizio 118;
revisione della struttura del compenso del Medico di Famiglia per
aumentarne l’indipendenza decisionale.
• Tener fuori la politica dalle scelte di carriera dei medici:
previsione di un concorso nazionale per i Direttori Generali,
con graduatoria unica cui attingere per le nomine regionali.
10
POLITICA ESTERA
• ATLANTISMO ED EUROPEISMO.
Riaffermare il doppio binario atlantico ed europeo: da un lato
l’amicizia storica con gli Stati Uniti, dall’altro la sua collocazione
nell'ambito dell'Unione Europea.
• INTEGRAZIONE EUROPEA.
Rilanciare con forza e convinzione il processo di integrazione
europea, in linea con l’opera dei padri fondatori, sia in
considerazione dei vincoli monetari, sia nella prospettiva di un
vero e proprio “federalismo europeo”. Affrontare la sfida dei
crescenti flussi migratori e le dinamiche competitive della
globalizzazione (politica ed economica), con la consapevolezza
della propria identità storica e delle comuni radici giudaico-
cristiane.
• SOLIDARIETÀ E COOPERAZIONE.
L’Italia deve assumersi le proprie responsabilità di grande
nazione anche in termini di protagonismo per la pace e lo
sviluppo (militare e tecnico di cooperazione), in particolare
nell’ambito delle organizzazioni multilaterali internazionali.
Vogliamo un’Italia che sappia prendere l’iniziativa e non si
limiti a subire quelle altrui.
• SICUREZZA E LOTTA AL TERRORISMO.
Rigorosa e intransigente lotta al terrorismo, senza concessioni a
organizzazioni che non abbiano ripudiato in modo chiaro e
assoluto i metodi terroristici.
• IMMIGRAZIONE.
Prosecuzione e intensificazione della politica di negoziato e
cooperazione con i Paesi di provenienza dei flussi migratori, per
stroncare all’origine la tratta dei clandestini.
• ITALIANI ALL’ESTERO.
Il sostegno ai nostri connazionali all’estero non può limitarsi
all’attribuzione del diritto di voto o a singoli interventi nel solco di
una vecchia concezione assistenzialista; deve invece rientrare in
un'azione di supporto politico, economico e culturale ad ampio
raggio alle nostre comunità nel mondo.
“Non di soli diritti vive l’uomo. Eppure l’Italia di oggi è un Paese nel
quale ognuno sa di poter rivendicare un diritto ma pochi sanno di
dover rispettare un dovere. Una democrazia è sana, invece, solo se
vive un grande equilibrio tra diritti e doveri”.
Pier Ferdinando Casini
L’UDC rivendica con orgoglio la sua natura di partito laico di
ispirazione cristiana che fa riferimento alla dottrina sociale
della Chiesa e informa la sua azione ai principi del bene comune,
della solidarietà e della sussidiarietà, applicati alla moderna
società. In quest’ottica rivendica con forza il:
-Rispetto della vita, dal concepimento alla morte naturale.
-Rispetto della dignità della persona umana, con particolare
riguardo ai diritti costituzionalmente garantiti della salute, del
lavoro, dell’iniziativa economica, dell’istruzione, della libertà
personale e del giusto processo.
-Rispetto della libertà religiosa, con particolare considerazione
per la nostra identità cristiana, frutto della storia e della
tradizione italiana.
-Rispetto della famiglia, intesa come società naturale fondata sul
matrimonio di un uomo e di una donna.
-Rispetto della libertà di educazione dei genitori.
-Rispetto delle comunità intermedie tra lo Stato e il cittadino,
con particolare riguardo alle autonomie locali e alle associazioni
di volontariato.
1. ISTITUZIONI
2. SVILUPPO ECONOMICO
3. SICUREZZA E GIUSTIZIA
4. FAMIGLIA E AFFARI SOCIALI
5. SCUOLA E GIOVANI
6. LAVORO E PREVIDENZA
7. ENERGIA, AMBIENTE E AGRICOLTURA
8. INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
9. SANITA’
10. POLITICA ESTERA
1
ISTITUZIONI
La Costituzione necessita di un aggiornamento, non di uno
stravolgimento.
. Va mantenuta la forma di governo parlamentare,
razionalizzando quegli aspetti che, alla luce dell’ esperienza, si
sono rivelati inadeguati.
A tal fine occorre:
-Superare il bicameralismo paritario, che è ormai solo fonte di
duplicazioni di procedure e di lentezze; il Senato potrà
divenire l’ assemblea di rappresentanza delle regioni e di
raccordo tra centro e periferia;
-diminuire il numero dei parlamentari;
-conferire maggiore stabilità al Governo attraverso la
previsione della sfiducia costruttiva;
-rafforzare la posizione del Governo in Parlamento attraverso
la previsione di procedure che diano tempi certi all’ attuazione
del suo programma (riforma dei regolamenti parlamentari);
-definire un efficace “statuto dell’ opposizione” che le
conferisca concreti poteri di controllo sull’ operato del
Governo;
- abbassare a 16 anni l’età richiesta per esercitare il diritto di
elettorato attivo nelle elezioni amministrative.
. Regioni:
-Rivedere il riparto di competenze tra Stato e regioni
riportando alcune materie come le grandi reti di trasporto,
l’energia, le comunicazioni, le professioni alla competenza
dello Stato;
-prevedere una clausola (c.d. di supremazia), per tutelare l’
unità giuridica ed economica della repubblica e per garantire
un uniforme godimento dei diritti costituzionali; lo Stato potrà
superare l’ ordinaria divisione di competenze e intervenire con
una sua legge destinata a prevalere su eventuali diverse
disposizioni regionali;
-attuare il c.d. federalismo fiscale, attribuendo
responsabilità alle regioni, ma salvaguardando la necessaria
solidarietà tra quelle ricche e quelle povere;
- diminuire il numero dei componenti dei Consigli regionali;
. E’ necessario semplificare la struttura istituzionale
sopprimendo organi che non rispondono più a reali esigenze.
Si propone pertanto la soppressione delle Province, le cui
competenze possono essere ripartite tra Comuni e Regioni, la
riduzione delle comunità montane e delle circoscrizioni,
l'accorpamento dei piccoli comuni e la soppressione del
Consiglio nazionale dell’ economia e del lavoro, le cui
attribuzioni non appaiono essenziali e rispondenti alla logica
delle relazioni all’ interno del mondo del lavoro e delle imprese
e tra questo e gli organi di indirizzo politico.
· Un’apposita Assemblea, da eleggere con metodo
proporzionale, procederà alle riforme costituzionali.
2
SVILUPPO ECONOMICO
In un sistema ad economia sociale di mercato, la produzione
della ricchezza deve essere assolutamente libera, sorretta
dall’iniziativa privata e dalla libera scelta del consumatore.
Lo Stato deve creare le condizioni per una maggiore
competitività:
• Modernizzazione del sistema delle regole:
-Riforma delle associazioni e fondazioni, (strumenti operativi
del terzo settore, del sistema bancario, culturale,
sanitario…).
- Riforma delle professioni (risorsa dell’economia della
conoscenza), garantendo l’autonomia delle Casse di
Previdenza.
• Diminuzione della pressione fiscale:
-Per i redditi da lavoro dipendente: recupero a vantaggio del
lavoratore di parte delle trattenute fiscali e previdenziali, in
particolare per le retribuzioni incentivanti (straordinari,
premi di produttività e risultato…).
-Adeguamento delle aliquote al costo della vita: gli
scaglioni di reddito vanno riparametrati al potere
d’acquisto.
- Detassazione a regime degli investimenti per la ricerca,
l’innovazione e lo sviluppo precompetitivo.
-Cedolare secca: istituzione di una cedolare secca del 20%
sugli affitti per favorire l’emersione dei contratti illegali ed il
ripristino della redditività dei canoni di locazione,
prevedendo agevolazioni per le giovani coppie in termini
di detrazioni degli interessi sui mutui; introduzione di una
parziale detrazione del canone per i nuclei familiari in base
al reddito ed al numero dei componenti.
-Aumento delle aliquote e del massimale delle detrazioni per
le ristrutturazioni edilizie.
-Lotta all’evasione non con atteggiamenti vessatori ma
attraverso l’introduzione del “contrasto di interessi” tra
contribuenti, con la previsione della detraibilità dalla
dichiarazione dei redditi di una parte significativa di spese
documentate e qualificate. La cifra vantata da Prodi di 20
miliardi di Euro recuperati è di pura fantasia (Luca Ricolfi la
stima in 1,7 miliardi): il c.d. extragettito di 20 miliardi di
Euro non si è tradotto in sgravi per i contribuenti ed è
stato dissipato in spese improduttive.
-Rispetto rigoroso dello Statuto del Contribuente, specie
al fine di evitare imposte retroattive.
-Pax fiscale: dopo il riordino fiscale impegno a non
modificare le norme per almeno due anni.
-Studi di settore: chiara natura di presunzione semplice,
revisione dei parametri in base alle specificità territoriali e
settoriali, modificabilità triennale concertata.
• Riduzione della spesa pubblica
Livello Centrale: il problema della spesa pubblica non è la
quantità ma la qualità.
-Attribuzione al Ministro del potere di spesa e assunzione
della relativa responsabilità politica.
-Congelamento delle spese correnti primarie per la Legge
Finanziaria 2009.
-Eliminazione della Legge Finanziaria puramente
“incrementale” e sostituzione con una legge di bilancio
sul modello privatistico, con l’obiettivo di porre merito e
risultato al centro del sistema di spesa.
-Dismissioni di partecipazioni e di patrimonio
immobiliare (previa rivalutazione) dello Stato e degli Enti
Locali. Destinazione dei proventi alla riduzione del debito
pubblico e della conseguente spesa per gli interessi.
-Rivalutazione dei canoni dei beni demaniali.
Livello Periferico
-Blocco delle addizionali regionali e comunali Irap e Irpef.
• Liberalizzazione dei mercati dei servizi pubblici essenziali:
-Più erogatori di servizi in concorrenza vera tra loro
(rottura dei monopoli).
-Più trasparenza nelle tariffe per poter scegliere l’offerta
migliore.
- Più tutela del cittadino consumatore, anche attraverso il
rafforzamento del ruolo delle autorità indipendenti.
-Separazione della proprietà pubblica delle reti e della
gestione del servizio.
-Introduzione di gare pubbliche aperte come unica
modalità di affidamento della gestione del servizio pubblico
locale.
-Incentivazione agli enti locali che escano dal capitale
azionario delle società che gestiscono i servizi pubblici
locali.
• Valorizzazione del ruolo economico e sociale delle Piccole e
Medie Imprese e dei lavoratori autonomi.
• Riconoscimento di soggettività giuridica e fiscale ai distretti
industriali.
• Riforma degli incentivi della legge 488/92, introducendo il
credito di imposta.
· Semplificazione burocratica
-Introduzione generalizzata dello “sportello unico” e del
silenzio/assenso in tutte le possibili procedure
amministrative per eliminare costi e vincoli ingiustificati.
- Adozione generalizzata della fatturazione elettronica
nella Pubblica Amministrazione.
. Mezzogiorno
Il Mezzogiorno non ha bisogno di ricette diverse da quelle
del resto del Paese ma, in relazione alle sue criticità,
necessita di un’attenzione particolare sul versante
dell’accesso al credito (rafforzamento del sistema di confidi
e assistenza alle imprese nella certificazione del rating), della
riforma degli incentivi, delle infrastrutture (ponte sullo
Stretto), dei poli tecnologici di ricerca internazionali (per
attrarre e valorizzare “cervelli”).
3
SICUREZZA E GIUSTIZIA
SICUREZZA:
E’ un nostro dovere rendere la vita dei cittadini più sicura. Le
priorità sono: potenziare gli strumenti a disposizione delle Forze
dell’Ordine, aumentare i controlli sull’immigrazione e incentivare
l’integrazione difendendo fortemente la nostra identità.
• Immigrazione extracomunitaria controllata e condizionata
alla disponibilità di lavoro, abitazione e regolarizzazione fiscale.
• Accoglienza e integrazione nel rispetto non solo della nostra
legge ma anche della nostra cultura e tradizione.
• Maggiore flessibilità del contratto di soggiorno, attraverso il
suo adeguamento alle nuove tipologie contrattuali previste dalla
Legge Biagi.
• Promozione della formazione professionale dei lavoratori
extracomunitari.
• Previsione di una effettiva e celere espulsione degli stranieri
autori di reati.
• Diritto di voto per i cittadini extracomunitari nelle elezioni
amministrative, a condizione che siano in regola con la fiscalità e
residenti da almeno 5 anni.
• Accentuazione del ruolo di raccordo del Prefetto tra le
autonomie locali e tra queste e lo Stato.
• Lotta senza quartiere alla c.d. microcriminalità, al traffico di
stupefacenti, allo sfruttamento della prostituzione e alla
riduzione in schiavitù.
· Ripristino degli stanziamenti di bilancio precedenti alle ultime
due finanziarie del Governo Prodi a favore delle Forze
dell’Ordine, di cui si riconosce l’insostituibile funzione di
presidio della legalità; in particolare:
-riordino delle carriere in linea con gli altri paesi europei;
-riconoscimento della specificità professionale per
remunerare adeguatamente il rischio e il disagio derivante
dall’attività di servizio;
-reperimento delle risorse il rinnovo del contratto collettivo
nazionale di lavoro del comparto sicurezza e difesa per il
biennio 2008/2009;
-contrattualizzazione della dirigenza delle Forze di Polizia;
- nuova normativa in materia di vigilanza privata e sicurezza
complementare (con particolare riferimento alla sicurezza
degli stadi e degli edifici scolastici).
GIUSTIZIA:
Non ci interessano le polemiche tra operatori della Giustizia ma il
risultato: la risposta di Giustizia deve essere certa e rapida.
• Riorganizzazione della geografia giudiziaria secondo
parametri minimi di funzionalità.
• “Rottamazione” delle cause civili: incentivazione delle
conciliazioni delle cause pendenti attraverso bonus fiscali.
• Ricorso alla risoluzione alternativa delle controversie
tramite gli organismi di conciliazione (introduzione della
conciliazione anche per le liti condominiali).
• Introduzione di sanzioni significative per chi agisce o resiste
in giudizio in modo palesemente infondato.
• “Se lo puoi arrestare lo puoi giudicare”: contestualità di
giudizio tra libertà e colpevolezza; collegialità nei giudizi sulla
libertà personale; incentivazione del giudizio con il rito
immediato e per direttissima.
• Certezza della pena: il giudice del giudizio decide anche le
modalità di esecuzione della pena; sfoltimento delle misure
alternative al carcere, limitate a casi tassativi dopo aver
scontato effettivamente almeno 2/3 della pena; introduzione
del rito abbreviato su richiesta del PM per i reati meno gravi e
contravvenzionali.
• Responsabilità del PM per l’esercizio dell’azione penale.
• Semplificazione dei riti civili e penali con attribuzione al
giudice della responsabilità della ragionevole durata del
processo e l’adozione di protocolli di gestione e
programmazione delle udienze.
• Riforma della Sezione Disciplinare del CSM come organo
esterno composto di personalità indipendenti.
• Attribuzione alla Polizia Giudiziaria di un reale potere di
indagine e di investigazione, fissando termini perentori per
la durata delle indagini preliminari.
• Utilizzo per le notifiche del domicilio del difensore con posta
elettronica, garantendo il diritto di difesa ma evitando le
lungaggini processuali.
• Esclusione del giudizio abbreviato e dell’applicazione della
pena su richiesta delle parti per i reati più odiosi (violenza
sulle donne, violenza sessuale, reati legati alla pedofilia).
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FAMIGLIA E AFFARI SOCIALI
• Riconoscimento alla famiglia del ruolo di soggetto tributario.
Bonus e detrazioni per attività del nucleo familiare in
proporzione al numero di componenti (con agevolazioni
aggiuntive per la presenza di diversamente abili e di non
autosufficienti): badanti, colf, asili nido e scuole, libri e mense
scolastiche, attività sportive, corsi di studio all’estero,
detassazione delle borse di studio, agevolazioni per l’avvio di
imprese familiari, spese mediche detraibili al 100% senza tetto...
• Incremento degli assegni familiari per ogni figlio a carico.
• Conciliazione dei tempi di lavoro con la vita quotidiana
familiare.
• Esenzione dei contributi per le imprese che assumono lavoratori
delle fasce deboli, previa formazione professionale.
• Introduzione di incentivi fiscali per le imprese che assumono
lavoratori di età superiore a 40 anni.
• Casa
Il problema della casa è grave per tante famiglie e soprattutto
per le giovani coppie. I prezzi corrono più velocemente delle
retribuzioni medie, in particolare per il significativo aumento del
valore delle aree.
-Concessione di nuova capacità edificatoria subordinata alla
destinazione di una quota a residenza sociale con canone
calmierato o vendita agevolata con preferenza per le giovani
coppie.
-Esenzione dall’ICI per le abitazioni locate a canoni concertati.
-Aumento delle detrazioni fiscali per gli interessi dei mutui
destinati a prima casa secondo l’entità del nucleo familiare.
· Contrasto alla povertà
Piano condiviso di lotta alla povertà, con il coinvolgimento di
tutti i livelli istituzionali e sociali. I poveri sono 7.6 milioni, l’11%
del totale delle famiglie italiane, e il tasso di povertà non cala
senza considerare i picchi di povertà che si registrano nel
Mezzogiorno, nelle famiglie numerose e in quelle con disoccupati
o anziani soli, mentre lo stesso ceto medio sta scivolando verso i
confini della povertà.
· Legge 194
Condivisione della “moratoria” sull’aborto in sede internazionale,
evitando strumentalizzazioni politiche in sede nazionale. La legge
194 può essere migliorata nella parte relativa alla prevenzione e
ai consultori familiari e adeguata al progresso della ricerca
scientifica.
• 5 per mille
Destinazione stabile del 5 per mille delle imposte a favore delle
iniziative del terzo settore secondo la libera scelta del
contribuente.
5
SCUOLA E GIOVANI
L’istruzione è un capitolo fondamentale degli investimenti pubblici e
del dinamismo sociale.
• La scuola va rifondata attraverso:
-Introduzione di una valutazione rigorosa sul merito dei
docenti e degli studenti, con attribuzione di risorse
economiche più adeguate.
-Garanzia della libertà di educazione della famiglia,
attraverso la graduale introduzione del “buono scuola”.
-Introduzione di un sistema seriamente premiale per gli
studenti capaci e privi di mezzi.
-Stop all’istituzione di nuovi Atenei per contrastare la
“liceizzazione” dell’Università; incentivazione dell’ingresso
di giovani ricercatori, sulla base di criteri meritocratici, in
modo da abbassare l’età media del corpo docente e favorire
la circolazione dei docenti negli Atenei; potenziamento della
rete dei campus universitari.
-Semplificazione e riduzione dei percorsi formativi con una
accentuazione della cultura di base (lingua italiana e
straniere, informatica, storia e materie scientifiche).
• La ricerca scientifica è garanzia di competitività in quanto
valore aggiunto in termini di qualità e novità dei prodotti:
- Incremento del finanziamento pubblico in ricerca e
previsione di una quota riservata a giovani ricercatori e a
gruppi che si consorzino su progetti strategici, incentivando
con sgravi fiscali l’investimento privato nella ricerca.
-Occasioni per i giovani di contagio con culture e saperi
internazionali (incentivo degli stages esteri e dei progetti
Erasmus).
-Ridefinire i profili e le specificità della laurea triennale e
magistrale, anche in relazione ai possibili sbocchi
professionali.
-Programmazione del numero degli studenti in tutte le
facoltà universitarie (laurea magistrale) e potenziamento
dell’orientamento preuniversitario finalizzato alla futura
occupazione.
-Modifica dei criteri di finanziamento degli Atenei, rapportati
non solo al numero degli iscritti e dei laureati ma all’attività
di ricerca.
-Collegamento della scuola con il mondo del lavoro. Stages
in tre fasi: ingresso per i giovani provenienti dalle scuole
superiori e dall’università in azienda per un mese; accesso
dei migliori ad un contratto a tempo determinato di un
anno; selezione per assunzione a tempo indeterminato con
dote fiscale a favore dell’impresa per almeno cinque anni.
· SPORT
Riconoscimento della funzione sociale ed educativa dello
sport rispettando la sua autonomia e garantendo
adeguate risorse, nel quadro di una proposta di “buon
governo” dello sport.
6
LAVORO E PREVIDENZA
• Il sistema previdenziale deve tenere conto dell’aumento della vita
media e delle necessità delle giovani generazioni su cui non si
può far gravare solo il peso del mantenimento dei propri genitori.
- Previsione della tutela previdenziale riservata non solo
alle tradizionali categorie protette ma estesa ai lavoratori
atipici, tenendo conto della specificità delle singole
tipologie.
• Sicurezza sul lavoro:
passaggio da una normativa formale (produzione di carta) ad una
sostanziale tutela del lavoratore dai rischi concreti, con la
definizione di un preciso regime di doveri e responsabilità
dell’impresa e del lavoratore e con l’attivazione di più efficaci
controlli.
• Detraibilità delle spese sostenute dall’impresa per
l’adeguamento alla normativa sulla sicurezza.
• Occupazione giovanile e femminile: legislazione più favorevole
(dal credito di imposta alla riduzione degli oneri contributivi).
• Riforma del sistema contrattuale valorizzando la contrattazione
decentrata.
• Cooperazione:
-Garanzia e valorizzazione del ruolo della cooperazione.
-Stabilità dell’attuale legislazione del settore.
-Verifica puntuale della permanenza dei requisiti della
mutualità prevalente.
• Artigianato:
-Riduzione dei premi assicurativi I.N.A.I.L.;
-revisione del sistema di formazione obbligatoria anche
mirata all’apprendistato.
7
ENERGIA, AMBIENTE E AGRICOLTURA
• Semplificazione della normativa vigente e riordino delle
competenze in materia di energia. Il “federalismo energetico”
non può essere diritto di veto ma assunzione di responsabilità.
• Diversificazione delle fonti di energia:
-Rilancio, anzitutto a livello di studio, della produzione di
energia nucleare e riattivazione del patrimonio scientifico e
tecnologico esistente.
-Diffusione e semplificazione degli incentivi per l’impiego
delle fonti rinnovabili: sole, vento, biomasse (vegetali e
rifiuti), riducendo l’impatto ambientale.
-Promozione ed incentivazione della diffusione di energia
prodotta da privati mediante piccoli-medi impianti
alimentati da fonti rinnovabili.
-Promozione della produzione congiunta di energia
elettrica e calore nei singoli edifici.
-Aumento del numero di rigassificatori.
- Trasformazione dei rifiuti da problema a risorsa mediante la
costruzione di termovalorizzatori.
• Promozione dell’innovazione tecnologica e dell’efficienza
energetica volta alla riduzione complessiva del costo dell’energia.
- Sviluppo di una nuova capacità produttiva di energia
elettrica privilegiando progetti di ristrutturazione di
impianti esistenti.
-Promozione dell’efficienza energetica e del risparmio
energetico a lungo termine, incentivando la certificazione
energetica degli edifici e il miglioramento dell’efficienza
energetica dei trasporti (specialmente urbani).
-Previsione di strumenti finanziari per attrarre
investimenti in progetti di efficienza energetica e nelle
società che forniscono servizi energetici.
-Potenziamento della capacità e dell’efficienza delle reti di
distribuzione dell’energia e, in particolare, delle reti di
interconnessione che trasportano e distribuiscono energia
collegando più paesi europei.
· Agricoltura
Restituire all’agricoltura il ruolo di settore “primario” sotto il
profilo economico di difesa del territorio e di incremento delle
produzioni di qualità, attraverso:
-Maggior protagonismo dell’Italia a livello comunitario ed
internazionale per garantire l’equilibrio tra i diversi
sistemi produttivi e la stabilità delle norme, delle
condizioni di mercato e degli strumenti di sostegno.
-Recupero della competitività favorendo l’aumento delle
dimensioni aziendali, il marketing di filiera, la
concentrazione dell’offerta di prodotti e l’innovazione
tecnologica.
-Tutela del made in Italy dall’agropirateria.
-Incremento della diffusione degli acquisti verdi nella
pubblica amministrazione; promozione dei prodotti verdi
nella grande distribuzione.
8
TRASPORTI E INFRASTRUTTURE
Nel nostro Paese i Trasporti e la Logistica valgono il 13% del PIL,
danno lavoro a 1.000.000 di persone e incidono per il 20% dei costi
di produzione. Trasporti e Logistica sono tra i fattori più importanti
della competitività del nostro sistema economico, ma negli ultimi
vent’anni sono stati rallentati da scelte populistiche e da veti
localistici.
• Ripristino della Legge Obiettivo (eliminazione dei diritti di veto
localistici).
• Realizzazione delle Grandi Reti di Trasporto su rotaia, in
particolare TAV e TERZO VALICO, per inserire il nostro Paese
nel grande mercato dell’Europa allargata.
• Realizzazione di un piano dei Porti per dare all’Italia un ruolo
centrale nel traffico del Mediterraneo e previsione di vere e
proprie “autostrade del mare”.
• Ammodernamento e ristrutturazione della nostra rete
autostradale per dare maggiore sicurezza e scorrevolezza al
traffico merci e passeggeri. Riconciliare la normativa del settore
con quella comunitaria.
• Incentivazione del trasporto merci su rotaia.
9
SANITA’
• Riaffermazione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), con le sue
caratteristiche originarie di universalità e solidarietà.
• Centralità del cittadino – paziente che deve essere posto
concretamente nelle condizioni di scegliere liberamente il
proprio medico e il luogo di cura.
• Valorizzazione del carattere misto degli erogatori delle
prestazioni del SSN, sia di diritto pubblico che di diritto privato,
basato su un rapporto di emulazione delle esperienze di
eccellenza e di vera competizione sul piano dell’efficienza e della
qualità.
• Effettiva terzietà del ruolo delle ASL, in modo da premiare i
servizi migliori in termini di costi economici e di benefici per la
collettività. Le attuali ASL, allo stesso tempo programmatori,
erogatori, controllori, controllati e pagatori, a danno della qualità
e dell’efficienza, non garantiscono una competizione corretta.
· Programmazione, che oggi non viene esercitata, con due
semplici e raggiungibili obiettivi:
a) una rete ospedaliera efficiente che ottimizzi le risorse
economiche ed umane presenti sia nel pubblico che nel
privato, eliminando le strutture superflue;
b) il contenimento della spesa mediante una accorta
politica delle tariffe.
• Previsione, per il Medico di Famiglia di un attività
ambulatoriale e domiciliare programmata; integrazione della
Guardia Medica, attiva in maniera continua con il servizio 118;
revisione della struttura del compenso del Medico di Famiglia per
aumentarne l’indipendenza decisionale.
• Tener fuori la politica dalle scelte di carriera dei medici:
previsione di un concorso nazionale per i Direttori Generali,
con graduatoria unica cui attingere per le nomine regionali.
10
POLITICA ESTERA
• ATLANTISMO ED EUROPEISMO.
Riaffermare il doppio binario atlantico ed europeo: da un lato
l’amicizia storica con gli Stati Uniti, dall’altro la sua collocazione
nell'ambito dell'Unione Europea.
• INTEGRAZIONE EUROPEA.
Rilanciare con forza e convinzione il processo di integrazione
europea, in linea con l’opera dei padri fondatori, sia in
considerazione dei vincoli monetari, sia nella prospettiva di un
vero e proprio “federalismo europeo”. Affrontare la sfida dei
crescenti flussi migratori e le dinamiche competitive della
globalizzazione (politica ed economica), con la consapevolezza
della propria identità storica e delle comuni radici giudaico-
cristiane.
• SOLIDARIETÀ E COOPERAZIONE.
L’Italia deve assumersi le proprie responsabilità di grande
nazione anche in termini di protagonismo per la pace e lo
sviluppo (militare e tecnico di cooperazione), in particolare
nell’ambito delle organizzazioni multilaterali internazionali.
Vogliamo un’Italia che sappia prendere l’iniziativa e non si
limiti a subire quelle altrui.
• SICUREZZA E LOTTA AL TERRORISMO.
Rigorosa e intransigente lotta al terrorismo, senza concessioni a
organizzazioni che non abbiano ripudiato in modo chiaro e
assoluto i metodi terroristici.
• IMMIGRAZIONE.
Prosecuzione e intensificazione della politica di negoziato e
cooperazione con i Paesi di provenienza dei flussi migratori, per
stroncare all’origine la tratta dei clandestini.
• ITALIANI ALL’ESTERO.
Il sostegno ai nostri connazionali all’estero non può limitarsi
all’attribuzione del diritto di voto o a singoli interventi nel solco di
una vecchia concezione assistenzialista; deve invece rientrare in
un'azione di supporto politico, economico e culturale ad ampio
raggio alle nostre comunità nel mondo.
martedì 29 luglio 2008
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